Essere in missione

RIFLESSIONE DEL CARDINALE JOZEF TOMKO,
PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE
PER L’EVANGELIZZAZIONE DEI POPOLI 

La missione nel mondo d’oggi
è un impegno per tutti i cristiani

Che cosa è la missione? Perché si va in missione? Perché la Chiesa non solo è ma fa la missione? Forse per conquista territoriale o numerica? Oppure per il potere e la dominazione? O, forse per il prestigio internazionale o per colonialismo culturale o spirituale?

Che cosa è quindi la missione?

Ci sono cento modi per descriverla. Anche perché oggi, l’evangelizzazione (che è un altro nome della missione) è un’attività molto ricca e variegata nelle sue forme. Senza cercare una definizione scolastica preferisco descriverla con molteplici battute.

La missione è la gioia di credere nella “bella novella”, o “buona novella” portata ai poveri pastori e di continuare la sua diffusione:  “Non temete, ecco io vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo:  oggi vi è nato… un salvatore  che  è  il  Cristo  Signore” (Lc 2, 10-11).

La missione è la gioia di conoscere Dio come Padre e come amore e annunziare agli altri, come gli Apostoli, la persona e l’opera di Gesù Cristo, il Figlio unigenito del Padre:  “E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1 Gv 4, 14-16).

Credere che Iddio mi ama produce una gioia che è contagiosa.

La missione è credere che Gesù è morto “uno per tutti” (2 Cor 5, 12), anche per coloro che non lo sanno. Come Paolo che non ha conosciuto Gesù durante la sua vita terrestre, anch’io e ciascuno di noi, possiamo dire singolarmente:  “Mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal2, 20) per me personalmente. Ecco perché io non posso tacere questo fatto!

La missione è seguire le orme di Maria, che ben sapendo di portare nel suo grembo il Salvatore del mondo “si mise in viaggio verso la montagna e raggiunge in fretta una città di Giuda” (Lc 1, 39).
Missione è portare al mondo il fuoco che Gesù Cristo ha portato sulla terra e desidera che sia quanto prima acceso (cfr Lc 12, 45).

La missione è portare la luce che è Gesù Cristo, “la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1, 9).

La missione è portare al mondo l’acqua che dà la vita:  “Se tu conoscessi il dono di Dio – disse Gesù alla Samaritana – e chi è colui che ti dice:  “Dammi da bere”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva…, ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4, 10.13). E la Samaritana ha subito annunciato il Messia ai suoi connazionali. Infatti, come dice Giovanni Paolo II, nell’Enciclica Redemptoris missio:  “La missione, oltre che dal mandato formale del Signore, deriva dall’esigenza profonda della vita di Dio in noi” (RM 11).

La missione è dare la vita “per la salvezza del mondo”, – “pro mundi vita”, comunicare la vita che ci ha portato colui che è venuto “perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10, 10).

La missione significa anche essere testimoni del Risorto:  “Avrete la forza dallo Spirito Santo… e mi sarete testimoni… fino agli estremi confini della terra” (At 1, 8).

La missione vuol dire coraggio, come san Paolo:  “Non aver paura, ma continua a parlare e non tacere perché io sono con te” (At 18, 9-10). Ma è anche una grazia:  “A me, che sono l’infimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia di annunziare ai gentili la imperscrutabile ricchezza di Cristo” (Ef 3, 8).

La missione porta la salvezza:  “Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato. Ora come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?” (Rom 10, 13-14).

Le vie della missione possono essere diverse:  la testimonianza, il primo annuncio, la conversione, il battesimo e la formazione delle comunità ecclesiali, l’inculturazione, il dialogo, la promozione umana integrale. Ma il movente e il cuore della missione è l’amore che ci spinge:  “Caritas Christi urget nos!”.

In una parola molto espressiva e sintetica la missione è una Persona:  Gesù sorgente di vita per tutti.

Così ci troviamo al vero centro del nostro Congresso, oltre che della missione del Giubileo. Allo stesso tempo, con Cristo ci troviamo anche al centro del nostro mondo in cui siamo chiamati alla missione.

Come è, in una rapida panoramica, lo stato della missione nel nostro mondo nell’anno di salvezza 2000?

Certamente “si sta affermando una coscienza nuova:  cioè che la missione riguarda tutti i cristiani, tutte le diocesi e parrocchie, le istituzioni e associazioni ecclesiali” (RM 2). In molte parti del mondo si nota anche una crescita quantitativa. Su 6 miliardi di popolazione terrestre i cattolici superano il miliardo, cioè il 17,4%, e tutti i cristiani sono poco meno di 2 miliardi. Altri due terzi dell’umanità non conoscono ancora Gesù Cristo in termini di fede “Per questa umanità immensa, amata dal Padre che per essa ha inviato il suo Figlio è evidente l’urgenza della missione” (RM 3).

La missione in Africa ha conosciuto nel secolo ventesimo una crescita quasi prodigiosa:  da 2 milioni di cattolici nel 1900 a 115 milioni oggi, cioè il 15% appena della popolazione africana. La Chiesa in Africa sta attuando le deliberazioni del suo Sinodo Speciale secondo l’Esortazione Apostolica “Ecclesia in Africa”. Non mancano difficoltà e sfide ma la coscienza missionaria sta maturando ed inizia il movimento concreto di evangelizzazione per mezzo degli Africani stessi. Tuttavia, c’è ancora bisogno di cooperazione in personale e in sussidi dal di fuori.

L’Asia è indicata dal Santo Padre nell’Enciclica “Redemptoris missio” come “il continente verso cui dovrebbe orientarsi principalmente la missione ad gentes” (RM 34 e 40). Infatti, in Asia, vive il 60% dell’umanità e l’85% di tutti i non cristiani, mentre i cattolici sono appena 105 milioni, di cui la metà è concentrata nelle Filippine e 16 milioni in India. In altri paesi i cattolici non raggiungono lo 0,5%. Le sfide della missione sono grandi e di vario tipo:  politiche e ideologiche (Cina, Vietnam, Laos), culturali e religiose (le grandi religioni antiche), economiche e sociali. Vi è poi il problema della grande nazione che è la Cina, con più di 1 miliardo e 200 milioni di abitanti e 10 milioni di fedeli. Il Sinodo per l’Asia ha portato un notevole aiuto che dovrà essere ancora attuato.

L’Oceania costituisce un continente fluttuante con 29 milioni di abitanti e 8 milioni di cattolici, dispersi nell’immenso Oceano Pacifico. Non pochi problemi missionari sono stati affrontati nel proprio Sinodo speciale.

L’America contiene ancora sacche di prima evangelizzazione al Nord (8 diocesi nel Canada e Alaska) e nel Centro e Sud (74 circoscrizioni soprattutto nella “sierra” e “selva”). È un continente che è chiamato sempre più alla missione attiva verso l’esterno.

La Chiesa Cattolica è assai forte, specie in America Latina, dove sfiora il mezzo miliardo e quindi poco meno di tutti i cattolici del mondo. Con il Sinodo speciale per l’America e soprattutto con una serie di ben riusciti Congressi missionari latino-americani (i COMLA, ora allargati a tutto il continente, i CAM), l’animazione e la cooperazione missionaria dovrebbe portare frutti abbondanti.

Finalmente l’Europa conta ancora 12 diocesi considerate missionarie (nei Balcani) ma la missione ad gentes vi si trasferisce con la notevole presenza di immigrati islamici, buddisti e hinduisti. Inoltre, in alcune regioni bisogna riprendere una radicale ri-evangelizzazione.

Ecco in breve il nostro mondo per il quale Gesù Cristo è sorgente di vita e nel quale ci invia come missionari.