I Pellegrinaggi

Non è facile capire perché, in un tempo in cui il viaggio è diventato quasi un’abitudine, se non una moda, 6 milioni di persone si rechino a visitare una grotta con al suo interno una piccola statuetta della madonna (Ogni anno a Lourdes vengono consumate 2 milioni e mezzo di ostie, si accendono circa 700 tonnellate di candele e di ceri, le offerte religiose ammontano a 15 milioni di euro. Sono oltre 50 le messe che ogni giorno si celebrano in questo spazio sacro)o perché 4 milioni di persone si mettano a girare in modo vorticoso intorno a una cubo nero che contiene al suo interno una roccia grossa quanto un pallone da calcio, rischiando ad ogni piè sospinto di venire travolti e schiacciati dalla folla, o perché più di duecentomila persone si mettano in cammino da tutta Europa per raggiungere una chiesa al cui interno si dice vi siano i resti dell’apostolo Giacomo, misteriosamente giunto fin lì su un carro tirato da buoi.

Sta di fatto però che ogni anno, ancora oggi nonostante la crisi economica, milioni di persone appartenenti alle diverse religioni, si mettano in cammino.

E la cosa sembra essere davvero seria e, soprattutto, datata nel tempo se, come afferma l’antropologa americana Joy McCorriston, già in epoca neolitica, prima della comparsa dell’agricoltura, gli uomini amavano compiere dei veri e propri spostamenti in luoghi che dovevano evocare qualcosa di misterioso.

Se per i greci la parola pellegrinaggio non trovava posto all’interno del vocabolario, sta di fatto che anch’essi diedero spazio e svilupparono i loro pellegrinaggi legati in modo specifico a località oracolari o a luoghi terapeutici. Saranno proprio loro, insieme ai “successori”, i romani, a dare inizio a un vero e proprio turismo religioso, dove la componente sociale arrivò ad avere un ruolo strutturale e decisivo.

Tuttavia parlare di pellegrinaggio cristiano richiede che si prenda in attenta considerazione anzitutto la tradizione del popolo Ebraico che all’interno delle scritture viene interpellato dal Signore stesso circa questa pratica.

1616Tre volte all’anno ogni tuo maschio si presenterà davanti al Signore, tuo Dio, nel luogo che egli avrà scelto: nella festa degli Azzimi, nella festa delle Settimane e nella festa delle Capanne.

Shalos regalim (i tre pellegrinaggi, lett. I tre a piedi), sono questi i cammini di peregrinazione che era necessario fare, esistente ancora il tempio, per ben tre volte durante l’anno in occasione di feste del tutto particolari, Pesah(Pasqua), Shavuot (Settimane) e Sukkot (Capanne), tutte e tre feste che avevano a che fare comunque con un cammino che Israele aveva compiuto, vale a dire quello di liberazione dalla schiavitù dell’Egitto.

La distruzione del tempio ad opera delle armate guidate da Tito, determinarono la trasformazione del pellegrinaggio, che da topografico e cultuale, divenne di fatto intellettuale e comunitario.

Il mondo dei cristiani non tarderà ad adeguarsi a questo stile così particolare e così unico, quale è quello del pellegrinaggio, dato che, a partire dalla venerazione dei santi, si svilupperà con successo la prassi di recarsi sulle loro tombe per pregarli e chiedergli grazie.

Compiere un pellegrinaggio significa scegliere di leggere la propria vita, il proprio cammino attraverso quei luoghi che sono segni di una presenza, quella del Signore, capace di dare senso alla propria vita.

Compiere un pellegrinaggio significa aprire la dimensione verticale del proprio cammino di vita, nella consapevolezza che la meta del viaggio non è solo davanti a noi, ma anche sopra di noi.

 

In questa sezione vengono presentati i Pellegrinaggi Diocesani rivolti a tutti coloro che siano desiderosi di viaggiare  per conoscere il mondo e per incontrare gli altri.