Esequie di don Luigi Sabbioni

Omelia del vescovo di Lodi, mons. Maurizio Malvestiti
Eucaristia nelle esequie di don Luigi Sabbioni
Spino d’Adda, sabato 30 marzo 2019

1. Si è spento. Non è certo scomparso, il nostro don Gigi Sabbioni. Si è spento allo sguardo umano, non a quello della fede, essendo egli entrato nel giorno che non si spegne, che è il Crocifisso Risorto. Gli auguriamo “eterna memoria” in Dio, al dire dell’Oriente cristiano che conosceva e amava. È ben vivo e caro tra noi il ricordo di lui. E si fa riconoscente preghiera nel commiato eucaristico perché mai si dà congedo in Cristo a motivo dei misteri divini che ha condiviso come presbitero nell’unico Sacerdote e Pastore. Il Signore Gesù sempre ci apre alla pasqua definitiva, anticipandola. In quaresima la pregustiamo nella penitenza e nella gioia, alla vigilia, peraltro, della dominica laetare. Così possiamo supplicare Dio di purificarci coi nostri defunti per “inserirci sempre più nei misteri della Pasqua e goderne in pienezza i frutti” (colletta odierna). È ben viva e cara oltre il recinto ecclesiale la memoria di lui per il pensiero fervido che, a partire dal pensiero di Cristo avidamente indagato nella Scrittura e nella riflessione teologica e nella cultura del mondo, lo portava a considerare proprio l’umano, in tutta la sua promessa, ma anche in quella debolezza che, vinta dal Signore una volta per tutte, in noi è latente per il dialogo sempre aperto e talora faticoso tra verità e amore, dubbio e timore, obbedienza di fede e libertà.

2. Uditori della Parola e viatori instancabili – nonostante ogni incertezza a motivo della speranza che salva (cfr Rm 8,24) – egli voleva che fossero i fratelli e le sorelle insieme con lui nelle comunità che gli vennero affidate. L’ho conosciuto solo nella stagione più impervia. Ma quando non lo è l’esistenza? Sempre impervia, semmai nascostamente. L’ho conosciuto nell’impedimento corporeo, non certo spirituale, e lascio a quanti più a lungo e compiutamente hanno veduto il suo essere uomo e pastore nella chiesa e nella società, di raccogliere alla luce del vangelo la sua eredità per noi. Era nato a Lodi il 29 giugno 1958 e ricevette l’ordinazione sacerdotale il 19 giugno 1982. L’Azione cattolica, l’Agesci, la Casa della gioventù lo impegnarono subito e lo studio alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, con la direzione spirituale in Seminario e l’insegnamento esteso anche all’Istituto Superiore di Scienze Religiose Inter-diocesano. Poi la pastorale parrocchiale a Postino, Cornegliano, alla Madre della Chiesa in sant’Angelo e Maiano, nella Pastorale Giovanile e ancora a Cornegliano e Spino come Parroco. Fino a quella estate del 2011, al tragico incidente che diede un corso tanto singolare alla sua vita e al servizio presbiterale. Il monastero camaldolese di Bardolino è in preghiera con noi, insieme a tanti pastori e fedeli e associazioni, istituzioni, gruppi, come gli oltre trecento quattordicenni lodigiani che ieri e oggi in pellegrinaggio a Roma lo ricordano nell’Eucaristia. Tutti sono nella nostra gratitudine ecclesiale.

3. Si è spento nella notte al termine della lotta condotta insieme al suo Signore per capirne il suo attraversarci nel mezzo della carne e dello spirito e della storia, come nella scena di Abramo che vede la fiamma divina non dividere bensì unire ciò che di sacrificale era stato spezzato a promessa di una ricomposizione nella potente e fedele alleanza divina (cfr Gn 15, 17-18). Mi è parso che le letture ordinarie potessero aiutarci a dare evangelico respiro al nostro saluto, anche oggi, dopo il primo abbraccio che con la comunità parrocchiale gli abbiamo reso giovedì sera in questa stessa chiesa. Ma già la liturgia delle ore alle lodi si è fatta avanti col cantico sapienziale. Sembrano parole di don Gigi al Signore: “dammi la sapienza…e non mi escludere dal numero dei tuoi figli…sono uomo debole e di vita breve…ed anche il più perfetto tra gli uomini, privo della tua sapienza, sarebbe stimato un nulla…mandala perché mi assista e mi affianchi nella fatica…e mi protegga con la sua gloria” (Sap 9,4-6.9-11). Lo ha assistito la Sapienza nella sua fatica e lo ha reso sensibile (cfr Ap 3,19-20) a Colui che sta alla porta e bussa. Ne ha ascoltato la voce e gli aperto la porta. Venne da lui per cenare. E don Gigi afferrò con la carne e lo spirito il proposito che ne scaturì spontaneo: “ovunque tu vada” (Lc 9,57), decidendo di “vivere l’essenziale un minuto alla volta” (cfr G. Sabbioni, Ovunque tu vada, Milano 2017) e andare veramente nel cuore della croce a scorgervi il fumigante lucignolo che diventa inestinguibile luce pasquale. Come avrà sperimentato, meditando “il Paradiso fino all’ultima lacrima”, che come perla tanto preziosa – silenziosamente – ci ha regalato. Così può col profeta Osea gridare il suo “venite, ritorniamo al Signore: ci ha straziato e ci guarirà; ci ha percosso e ci fascerà; dopo due giorni ci darà la vita e il terzo ci farà rialzare” (Os 6,1-2).

4. Ricordo la Messa concelebrata a questo altare nella visita pastorale e le confidenze che a Niguarda e qui a Spino mi hai consegnato, col sorriso velato dall’ardore per un compimento che certamente avanzava ma nell’oscurità. Come ricordo quando hai partecipato qui “nel tempio di Dio” all’assemblea pomeridiana della stessa visita. Arrivasti da solo rimanendo in fondo. Forse hai voluto ricordarci che “a distanza” (Lc 18,13), nemmeno osando di alzare gli occhi al cielo, ma battendoci il petto, diamo verità alla preghiera e proprio perché umiliati nel corpo e nello spirito saremo esaltati da Colui che è la misericordia: “Poi sarà solo Cielo e felice esser uomo, nella dolcezza immemore della lacrima tersa, l’ultima” (G. Sabbioni, L’ultima lacrima, Milano 2019, p 75). Grazie don Gigi. Continua a proferire per noi la tua ultima preghiera (videointervista del 14 marzo 2019): “nascondici nelle tue ferite, Signore, tienici nel tuo cuore pieno di amore e di misericordia e attraverso la tua debolezza crocifissa e offerta aiutaci ad accettare la nostra debolezza, la vulnerabilità di ogni fratello e sorella e di essere loro prossimo come tu lo sei stato per noi”. Amen.

+ Maurizio, Vescovo di Lodi