OMELIA CHIUSURA PORTA DELLA MISERICORDIA

Basilica Cattedrale Lodi
13-11-2016

1. La Porta Santa è figura di Cristo, il Pastore grande delle pecore tornato in vita (cf Eb 13,20), e del battesimo porta (janua) della Chiesa. Il giubileo ha fatto memoria di questa grazia, immergendoci nella misericordia, elargita anche nella riconciliazione, nell’eucaristia, negli altri sacramenti, quando pentiti cerchiamo di vivere quali Dio ci ha voluti, ossia come figli in Cristo, per “essere misericordiosi come il Padre” (Lc 6,36). Acquistata al “caro prezzo” (cf 1 Cor 6,20) di morte e risurrezione, la misericordia è donata da Gesù “senza misura” (Gv 3,34) al pari dello Spirito, che ci guida al Padre.

2. La Chiesa Sposa già siede nella stanza del Re eterno. E’ pellegrina tra le fatiche della storia e con noi attende il ritorno del Giudice misericordioso. Ma ben conosce la meta, che è la Pasqua eterna, e la condivide con Maria, i Santi e i cari defunti per i quali abbiamo pure invocato il suffragio e l’indulgenza giubilare. Perciò, si fa voce dello Spirito e ci convoca alla santa Cena affinché, comunicando al mistero del Corpo e Sangue del Signore, diveniamo “un solo corpo e un solo spirito” (Preghiera eucaristica III) nella certezza di non andare perduti mai e piuttosto di salvare la vita con la perseveranza (cf Lc 21,19). Chiudiamo, sì, l’anno giubilare ma permane una dimensione nuova, realizzata dal perdono e dall’indulgenza. Cristo ancora busserà – persino col dolore – alla porta della vita. Al primo tocco, però, apriremo perché la fede assicura che il suo non è un bussare minaccioso. Ha il timbro dell’amore. Trova sintonia col battito di ogni cuore. Stempera inquietudini e timori. Alimenta la speranza della vita eterna mentre feconda la storia col vangelo.

3. Malachia (3,19-20) annuncia il giorno rovente ma per chi teme il nome di Dio sorgerà il sole di giustizia. La misericordia ci consegna all’amore senza tradire la giustizia, che “Dio non rifiuta…(bensì) ingloba e supera in un evento superiore dove si sperimenta l’amore (quale)…fondamento di vera giustizia”. Ci liberi il Signore dal rimprovero di San Paolo: ‘Ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio…data a chiunque crede’(Rm 10,3-4)…La Croce…è il giudizio di Dio su tutti noi e sul mondo, perché ci offre la certezza dell’amore e della vita nuova” (Misericordiae Vultus 21). È quanto insegna Papa Francesco. Il giorno rovente e il sole di giustizia sembrano contraddirsi ma la fede vi legge il paradosso della croce: un morire che dà vita; un sacrificio che genera amore e gioia. È la logica delle beatitudini. È l’annuncio di ogni “anno di misericordia” che Isaia fonde con la “vendetta” del nostro Dio (cf 61,2). “La misericordia…non suppone la banalizzazione del male. Cristo ne porta…tutto il peso…e la forza distruttiva…lo brucia e trasforma…nel fuoco del suo amore sofferente. Il giorno della vendetta e l’anno della misericordia coincidono nel mistero pasquale…Questa è la vendetta di Dio: egli stesso, nella persona del Figlio, soffre per noi. Quanto più siamo toccati dalla misericordia del Signore, tanto più entriamo in solidarietà con la sua sofferenza…”(Card. Joseph Ratzinger, omelia della Missa pro eligendo Romano Pontifice, 18 aprile 2005). Partecipi del suo dolore salvifico come potremo dimenticare le opere di misericordia?

4. Turbamento e angoscia (cf Lc 21,5-19) sono pane quotidiano dei pellegrini che noi siamo. Il giubileo ha infuso speranza, preparando alla testimonianza persino nella persecuzione, che può aggiungersi agli “ordinari” inganni e conflitti che l’uomo purtroppo asseconda, come ai drammi non riconducibili all’umana responsabilità. Chi, tuttavia, sperimenta il perdono e l’indulgenza non dispone difesa alcuna per sé, tutto ridimensiona, commisurando attese e sicurezze sulla esclusiva fedeltà divina. A dargli parola e sapienza (cf ibid. 15) sarà il Signore. Consegna giubilare è, dunque, la perseveranza nella misericordia e nella comunione affinché Cristo sia nostra giustizia e vita eterna. È opera sua la nostra perseveranza fino alla fine: va però supplicata, accolta e coltivata nella quotidiana risposta di fede, speranza, carità.

5. La sequela cristiana ha ricevuto dal giubileo una dimensione nuova a livello personale, ecclesiale e sociale. Siamo divenuti “più famiglia” con la comunità umana nella vicinanza al mondo del lavoro e dell’economia, dell’educazione e della cultura, della sofferenza e ad altre espressioni della compagine pubblica compreso il vasto ambito della marginalità sociale. La Solennità di Cristo Re concluderà l’Anno Santo e coinciderà con la giornata diocesana pro Seminario quasi a ricordarci che Gesù invita chi è misericordioso a servire in libertà e radicalità la Chiesa e la società partendo proprio dagli ultimi. Vera è la fede confessata nel dono di sé. Il giubileo ha dato pace alle coscienze nel sacramento del perdono. Unità e pace ora attendono da noi la chiesa e la società. La carità, che l’appello a praticare le opere di misericordia ha risvegliato, ci impegna nella comunità ecclesiale e civile a favore dei lodigiani poveri e con essi ad accogliere – senza discriminazioni ma con intelligente prudenza – quanti vengono da lontano chiedendo di sopravvivere in dignità. Il nostro sarà più un ricevere che un dare e ci renderà poveri in spirito onde avere il regno dei cieli (cf Mt 5,3). L’Eucaristia, dunque, è la sintesi e la prospettiva giubilare. Coinvolge tutti nel mandato del Signore: “voi stessi date loro da mangiare” (Mc 6,37). Tra i nomi della santa Cena spicca quello patristico di “pace”. È scaturigine di carità il Pane del cielo per uomini e donne che “di solo pane terreno” non possono vivere. Il giubileo ci lascia questa gioia di misericordia e comunione che ci fa camminare sempre. Maria intercede affinché Gesù la accresca dando verità al “magnificat” che nello Spirito dobbiamo al Padre per la sua eterna misericordia. Amen.

Prima di chiudere la Porta Santa (in canto)
O Chiave di Davide, che apri le porte del Regno dei cieli 
e nessuno può chiuderle:
vieni e libera chi giace nelle tenebre. Alleluja.
Cristo è lo stesso, ieri, oggi e nei secoli.
A lui onore e gloria per sempre. Alleluja.

Alla benedizione
Il mio grazie a tutti: sacerdoti e fedeli, parrocchie a cominciare da quella della cattedrale (rappresentata dai bimbi della prima confessione e comunione e dal cresimando che mi hanno aiutato a chiudere la Porta Santa), istituzioni e associazioni, Pubbliche Autorità e Forze dell’Ordine. Quante celebrazioni e pellegrinaggi (a Roma l’indimenticabile pellegrinaggio diocesano con molti altri dalle parrocchie). Calcolando, tuttavia, la Giornata Mondiale di Cracovia e i “giovani pellegrini della notte” che si sono uniti al nostro incontro col Papa a Roma, gli appuntamenti di pastorale giovanile e quelli delle Scuole di ogni grado il nostro è stato un “giubileo giovane”. Rendo grazie a Dio, ai giovani e a tutti i lodigiani. Non dimentico gli amici detenuti e i sofferenti nel corpo e nello spirito. Occhi e cuore ora si volgono su papa Francesco e sull’unica Porta Santa in San Pietro. Il Signore assista il Vescovo di Roma e Padre universale perché, per il ministero delle chiavi del regno, sciolga sia in terra sia in cielo i vincoli della inimicizia legandoci strettamente a Gesù, che è il volto della misericordia. Dio ci benedica.

+Maurizio, Vescovo

(commento ps 95,14.15; CCL 39,1351-1353: uff lett odierno), così il futuro B XVI il 18 aprile 2005 – missa pro eligendo pontifice