OMELIA MERCOLEDI DELLE CENERI

Basilica Cattedrale Lodi
01-03-2017

 

L’appello alla conversione

Il profeta Gioele (2,12-18) apre l’itinerario verso la luce pasquale. Il suo nome significa adoratore di Dio (colui per il quale YHWH è Dio). E forse possiamo trovare nel riconoscimento adorante del Signore la radice della gioia, che questo tempo di grazia ha in serbo per noi. Il vero nome della quaresima potremmo scorgerlo perciò nella gioia, non a buon mercato, bensì al “caro prezzo” dell’immolazione del Figlio di Dio, che ci ha amati fino alla croce. Davanti a tale mistero – non le vesti – ma il cuore deve lacerarsi e tornare a Dio. Per questo stasera la nostra assemblea è solenne: adulti e giovani, coi sacerdoti, implorano il perdono per tutto il popolo scongiurando – direbbe Gioele – la derisione delle genti. L’appello alla conversione segnala il dono della gioia, tanto sicuro anche nel nostro tempo da divenire prospettiva di esistenza. È il vangelo questo dono, ossia la persona di Gesù vivente nella Chiesa. La gioia sorgiva, inesauribile ed eterna, destinata all’intera famiglia umana, è Lui, attraverso quanti nel battesimo sono divenuti figli perché sepolti nella sua morte, con Lui risorti e resi lievito della sua risurrezione.

Nel povero il dono del Figlio 

Il Padre misericordioso, quale segno del Figlio Gesù operante tra noi, ha scelto ogni uomo e ogni donna. Essi, per i cristiani, saranno fratelli e sorelle sempre. Mai potranno essere considerati estranei. Nei deboli e nei bisognosi ancora di più i cristiani scorgeranno i lineamenti di Colui che da ricco si è fatto povero per renderci figli. Lo ricorda papa Francesco nel messaggio per la Quaresima: “alla porta del ricco il povero non è un fastidioso ingombro, ma un appello a convertirsi e a cambiare vita”. Il peccato, invece, è ciò che alimenta la visione contraria, ponendo al centro non l’altro bensì noi stessi. È una scelta che può accecare e addirittura corrompere “in tre momenti successivi: l’amore per il denaro, la vanità e la superbia”(ibid.). Se non prestiamo ascolto alla Parola di Dio, inesorabilmente cadiamo: non amiamo più Dio e disprezziamo gli altri. A soccorrerci è la Parola che risveglia, inquieta, apre alla speranza perché “è forza viva, capace di suscitare la conversione nel cuore…ed orientare nuovamente la persona a Dio”(ibid.).

La prospettiva della gioia e della gloria

Nell’aria irrespirabile di certi contesti di solitudine, degrado, sofferenza e violenza, il dono di sé – grazie alla fede in Gesù – reca la salutare prospettiva della gioia del vangelo. Non è intimistica né disincarnata. È una prospettiva capace di radicarsi tra la gente a ricomporre l’umano dalla frenesia dei giorni nelle infinite difficoltà delle relazioni familiari ed educative, del lavoro e della vita sociale. E’ per noi questa Parola: “lasciatevi riconciliare con Dio” (Cor 5,20 ss). È per noi il vangelo (Mt 6,1-6.16-18), che invita all’autenticità nella preghiera, nel sacrificio e nella carità per attendere la ricompensa da Dio, che vede nel segreto dell’amore. A vera conversione ci guida lo Spirito Santo. Tra poco sarà invocato sui doni eucaristici e “in pienezza” su di noi “perché diventiamo un solo corpo e un solo spirito in Cristo” (Preghiera Eucaristica III) pronti a “vivere e testimoniare in pienezza la gioia della Pasqua” (messaggio quaresimale cit.). Il sì, possibile e doveroso, a questa prospettiva lo pronunciamo insieme per non scoraggiarci nelle inevitabili prove della vita. In esse non siamo mai soli. La prima domenica di quaresima lo ricorda col vangelo delle tentazioni affinché rimaniamo certi della libertà che ci è accordata sempre per la vittoria di Gesù. E la seconda domenica conferma ogni anno la grazia della trasfigurazione in atto nella chiesa, nell’umanità e nella creazione, le quali, della storia condividono il gemito, avanzando però nella stessa prospettiva di gloria.

Con papa Francesco 

L’auspicio è che le nostre celebrazioni siano trasfigurate e trasfiguranti: “Il volto lucente e glorioso del Cristo sul Tabor suscitò l’entusiasmo adorante degli Apostoli. È la grazia che ci raggiunge nell’Eucaristia e deve trasfigurare il mondo” ma è “commisurata alla nostra capacità di partecipare alla missione di Gesù, narrandone l’amore che armonizza le differenze, disponendo – anche chi non praticasse o non fosse cristiano – ad ascoltare l’invito beatificante alla cena del Signore”(lettera pastorale “In memoria di Me” 15). È quanto annuncia la carità, che in Quaresima vorremo incrementare come diocesi nella vicinanza alle chiese e popolazioni colpite dal terremoto, benché solleciti verso ogni povertà. La visita di Papa Francesco, per la quale preghiamo con le Chiese di Lombardia, risveglierà la grazia e la responsabilità della misericordia e della comunione in un rinnovato annuncio del Signore al nostro tempo. Amen.

+ Maurizio, Vescovo