OMELIA ORDINAZIONI SACERDOTALI 2017

Basilica Cattedrale Lodi
10-06-2017

Cari don Riccardo e don Andrea, rendiamo grazie all’Unico Dio, Trinità Santissima, con voi e per voi, accogliendo insieme la Parola e il Pane della vita.

Di buon mattino…

«Alzatevi di buon mattino»(cf Es 34,4), come Mosè e salite quotidianamente il santo monte dell’Eucaristia. Consentite al Signore di proclamare il «suo nome» a benedizione per tutti. Non dimenticate che il Precursore di Cristo disse: «Lui deve crescere, io diminuire» (Gv 3,30). Ci connota, infatti, la debolezza pur nella consegna definitiva a Dio. Menzionando la fragilità non intendo intristire la festa, che deve essere condivisa dall’intera diocesi nell’abbraccio della gratitudine orante alle vostre famiglie e parrocchie, e al Seminario sempre tanto caro. Ma esortare doverosamente a mai presumere di sé. Il vanto comune (cf Gal 6,14) sia nel Crocifisso Risorto, Datore di Spirito, e Dio Padre camminerà «in mezzo a noi» benché «peccatori… di dura cervice». Farà fruttificare la buona terra della nostra umile e penitente disponibilità. Perseverante sia la professione di fede nella lode e nella gloria, con le quali benediciamo la Trinità, Unico Dio, comunità perenne di amore e di vita. Si è donata dalla creazione fino al compimento pasquale, perché fossimo figli e fratelli e sua eterna “eredità”.

Nell’amore di Dio

«La grazia di Cristo, l’amore del Padre, la comunione dello Spirito» (cf 2 Cor) sostengono la Chiesa che vi chiama ed elegge all’ordine del presbiterato. Gesù sacerdote, maestro e pastore vi conformerà a sé perché offriate a tutti la certezza che «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio Unigenito» (Gv 3, 16). Chi crede non andrà mai perduto. Avrà vita eterna. Dio, infatti, non condanna. E non potremo farlo da parte nostra. Correzione, ammonimento, esortazione interpellino prima noi e siano veicolati sempre dalla misericordia, che mai autorizza mediocrità e doppiezze, bensì conquista alla conversione. Dal perdono nel sacramento, la sequela sacerdotale guadagnerà fedeltà, che si esprimerà nell’obbedienza a Dio inscindibile da quella ai pastori della Chiesa; nel celibato per il regno che lo Spirito coltiverà – mai senza di noi – avvicinandoci in esclusività d’amore alla sposa di Cristo, che è la Chiesa; nel distacco dalle cose, che la povertà farà germogliare affinché il Signore sia l’Unico Bene. L’assoluta dedizione alla Liturgia delle ore parlerà di Dio là dove si vive come se non ci fosse, santificando tempo, persone e cose affinché ciascuno dei nostri giorni abbia novità evangelica. Sarà, tuttavia, la Santa Cena a coronare la vita sacerdotale – quale sua sorgente – nell’assimilazione di quel «voi stessi date loro da mangiare» (Mc 6, 37), che Gesù pronuncia per noi. Come isolarci se diciamo: «Prendete…questo è il mio corpo…e il mio sangue”? Come trattenere per noi qualcuno o qualcosa se condividiamo quel «fate questo in memoria di Me»?

Davanti al Santissimo

Cari ordinandi, sostate davanti al Santissimo Sacramento. Nella presenza continua della Pasqua, lo Spirito ci comunica l’amore del Padre con l’obbedienza filiale e fraterna di Gesù. L’Eucaristia diventa centro reale – non solo conclamato – di ogni ministero e comunità. Se non ridurrete il tempo che il seminario vi ha insegnato a riservarle sarà feconda la vostra testimonianza, specie vocazionale. Apprenderete la radicazione sacramentale della fraternità: il presbitero è se stesso nella molteplicità di confratelli e fedeli da accogliere in vicendevole stima. Il Signore vi dà oggi una sintesi felice di spiritualità sacerdotale da non dimenticare per tutta la vita: «Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi» (2 Cor 13,11). All’unità ecclesiale in Cristo tende ogni servizio pastorale per dare buona e grande speranza alla società.

Col presbiterio di Lodi

Camminate «nello Spirito del Risorto» e sarete «misericordiosi come il Padre» in quella comunione che Gesù ci ottenne scegliendo la passione per Dio e l’umanità. Nel presbiterio di Lodi, che vi accoglie tanto gioiosamente, date il vostro apporto giovanile alla missione dell’unica Chiesa. Il nostro padre Bassiano predicò il mistero di Cristo. Non di un mercenario ma del pastore buono, che non prende scorciatoie per il gregge. Vi spalanca le porte la sua Chiesa nell’unica Chiesa, che scaturisce dalla Trinità, alla Quale il nostro primo Vescovo dedicò l’antica basilica, unendole il titolo dei dodici apostoli nel vincolo col Successore di Pietro ed edificandola vicina alla cattedrale di Santa Maria. A 25 anni dalla visita di san Giovanni Paolo II vi invito a ripetere davanti allo stesso Signore, con la Vergine Madre nella Chiesa “apostolica”, il più fiducioso «totus tuus». Lo proferirono in modo originale i santi che invocheremo nelle litanie. Santa Francesca Cabrini, che il Papa nella visita elogiò perché «non temette di affrontare pericoli di ogni sorta… per portare il messaggio evangelico a migliaia di esuli, fratelli costretti all’emarginazione più brutale in terra straniera» (Omelia a Lodi del 20 giugno 1992) e San Vincenzo Grossi, di cui sottolineò lo «spezzare ai piccoli il pane della Parola divina e della scienza umana per farli sedere alla mensa della carità e della gioia» (ivi).

Mandati soprattutto a ragazzi e giovani

Siete in buona compagnia. E mandati alle famiglie, talora ferite ma anche tanto tenaci nella fedeltà alla vita e all’amore; a chi lavora, perché sia solidale con quanti vivono in precarietà o disoccupazione; a tutti i sofferenti e bisognosi. Mandati soprattutto a ragazzi e giovani. Fatichiamo a comprenderci vicendevolmente. Linguaggi e strategie nuove di comunicazione si impongo perché ignorano Gesù, col segreto della vita che Lui conosce, frastornati come sono da tante proposte o forse non avendolo intravisto in noi. Cercateli, ascoltateli nei silenzi e nelle ribellioni, interpellateli con la gioia di vivere e di servire. Fiduciosi e pazienti aiutate – voi giovani sacerdoti – noi più maturi con le comunità a bussare al loro cuore, lasciandoci provocare pur di avvicinarli al Signore, unico fondamento di libertà e speranza. Scambiano la notte col giorno. A loro non bastano più i giorni. Li temono senza futuro. Quelle giovanili non sono evidentemente notti da imitare ma da interpretare. Del resto, Nicodemo, col quale Gesù dialoga nel vangelo odierno, andò a Lui di notte e ricevette la rivelazione dell’amore che mai condanna. Trovò non solo un buon mattino bensì il giorno pieno di pasqua fatto persona in Gesù ed entrò nel suo mistero. «Alzatevi di buon mattino» – cari don Riccardo e don Andrea – a dialogare col Cristo Eucaristico anche per loro. Cercano Lui, che alla fine della vita dirà a noi pastori: «Avevo fame e sete» (cf Mt 25, 35) in tanti giovani. In ogni Messa si fa Pane e Bevanda perché rispondiamo con Lui – noi sacerdoti per primi – all’insopprimibile fame e sete di Dio dell’intera umanità. Amen.

+ Maurizio, Vescovo di Lodi