Saluto al termine della Messa di Ordinazione Episcopale

Dalla Basilica Papale di San Pietro in Vaticano
11-10-2014

Cari fratelli e sorelle,
mi sono trattenuto con voi fino a poco prima dell’inizio della Celebrazione per carpire la vostra bontà e preghiera, e perché fosse il popolo santo di Dio a presentarmi al Signore per l’Ordinazione Episcopale. Ora vi chiedo di unirvi a me nel rendimento di grazie al Padre della gloria: è incontenibile questa sera perché vi confluisce la riconoscenza di una vita e ancor più perché è suscitato dallo Spirito del Signore Gesù, sceso quale potenza di Dio a confondere ogni debolezza. Desidero confermare dal profondo del cuore le risposte date alle interrogazioni che hanno preceduto la preghiera consacratoria! Ma, potrei presumere tanto senza l’abbraccio della Chiesa, madre e santa, che per una singolare chiamata colma della grazia del Signore è composta anche da ciascuno di noi? Supplico, perciò, la santa Chiesa perché continui a sostenermi con l’invocazione dello Spirito Santo.

Papa Francesco mi ha assegnato quale Vescovo alla amata Chiesa di Lodi: a Lui va il mio grato e filiale pensiero, nello spirito di quella comunione ed obbedienza che assicuro con gioia al Vescovo di Roma, insieme a voi qui presenti, e in particolare ai fratelli e alle sorelle di Lodi. Presso il Sepolcro e la Cattedra del Beato Apostolo voglio aderire alla sua professione di fede, ripetendo davanti a Gesù, che è il Crocifisso Risorto: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente (Mt 16,16). E così risentire la risposta del Signore: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa (ibid. 18). E’ una promessa tanto autorevole da rendere sicuri, perseveranti e lieti i nostri passi poiché ci mantiene in comunione col Successore di Pietro, che dell’unità nella verità e nell’amore è servitore e garante. Accompagniamo il Papa con la nostra preghiera ed avendo una speciale intenzione per il Sinodo dedicato alla famiglia.

Il mio grazie a Lei, Signor Cardinale Leonardo Sandri, che per primo mi ha imposto le mani. Sono riconoscente per questi anni di fervida collaborazione nella Congregazione per le Chiese Orientali e per i sentimenti che ha espresso in questa singolare circostanza. Le porgo l’augurio per l’anniversario della Ordinazione Episcopale, che ella ha ricevuto in questo stesso giorno e luogo. Ringrazio di cuore i Padri Cardinali, i Confratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato, specie quelli impegnati nella comunità della Curia Romana, ma anche i condiscepoli di ordinazione, i consacrati e tutti i partecipanti, cominciando dai Signori Ambasciatori e dalle Pubbliche Autorità. Sono riconoscente a quanti sono spiritualmente uniti, in particolare all’Em.mo Cardinale Achille Silvestrini, che mi ha accolto come maestro al Dicastero orientale venti anni orsono. Le loro Beatitudini i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori, “capi e padri” delle Chiese Orientali Cattoliche, mi stanno offrendo un segno di benevolenza, che non dimenticherò, e rendono questo Rito una autentica chirotonia. Sul loro volto leggo, però, il dolore dei figli e delle figlie d’Oriente, per i quali vogliamo pregare “senza stancarci” (cfr rito ordinazione episcopale), affinché il seme del martirio in atto produca fin da ora i tanto attesi frutti di pace. Siamo e rimarremo sempre al fianco di quanti soffrono per il nome di Cristo: in silentio et spe!

Come non affidare questa supplica a San Giovanni XXIII – amico sincero dell’Oriente – nella prima memoria liturgica dopo la sua canonizzazione? Mi sentivo sospinto da lui a condividere la missione di unità affidata ai pastori e ai fedeli orientali dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Sono perciò molto lieto di vedere, con i collaboratori della Congregazione per le Chiese Orientali, le comunità formative di Roma, che dell’Oriente costituiscono la felice primavera. Così i figli della Chiesa latina possono ricordare che “le parole dell’occidente hanno bisogno di quelle dell’oriente per manifestare la pienezza del mistero di Cristo” (Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Orientale Lumen 28). Papa Giovanni mi riporta col pensiero a Bergamo. Ringrazio il Vescovo Francesco Beschi e gli altri Vescovi bergamaschi, insieme a quanti sono venuti dalla mia terra natale, in particolare dalla comunità di Marne, coi miei familiari. Per ciascuno prego, nel ricordo dei genitori, in particolare di mia mamma, e degli altri cari che ci hanno lasciato, compresi i pastori che hanno guidato il mio ministero sacerdotale: l’Arcivescovo Clemente Gaddi, che mi ha ordinato, il Vescovo Giulio Oggioni, che mi ha preceduto a Lodi, e l’amato Vescovo Roberto Amadei. Tra i sacerdoti penso a don Pietro di Lodi e a don Gino di Bergamo, passati al Regno eterno dall’annuncio della mia nomina alla vigilia dell’ordinazione.

Ora posso rivolgermi a coloro che da oggi saranno i primi nel mio servizio episcopale: i lodigiani. Ringrazio il Vescovo Giuseppe Merisi per l’accoglienza paterna che mi sta riservando, e gli altri Presuli legati alla Chiesa di Lodi, e i sacerdoti, come pure le parrocchie, compresa la comunità amica di Bassiano di Latina, le Rappresentanze della Municipalità di Lodi e di Filago, come della Comunità civile lodigiana. Chiedo al Signore di imprimere costantemente alla mia cura pastorale quell’affetto di “padre e pastore”, che la renda feconda nello Spirito Santo.
Cari fratelli e sorelle, vi esorto: “fatemi posto nei vostri cuori” (2 Cor 7,2). Vorrei portare con voi i pesi della vita, avvicinando le sofferenze e le problematiche, talora gravi, che assillano la comunità umana per infondervi il carisma dell’abbandono confidente alla divina volontà. Ne siano primi annunciatori i giovani, qui rappresentati dai nostri seminaristi: hanno visto nascere il Vescovo, che tanto spera di ordinarli presbiteri e che li incoraggia a consegnarsi senza riserve a Colui che li ama senza misura. Se, tutti insieme, cercheremo il Signore nella Parola e nei Santi Misteri; se ci affideremo giorno dopo giorno, sempre e soltanto, al “Pastore e Vescovo delle nostre anime” (1 Pt 2,25), che è Gesù, il Cristo di Dio, egli decuplicherà tra noi la gioia. Gaudet Mater Ecclesia! (Incipit del discorso di Giovanni XXIII l’11 ottobre 2014 in apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II). Papa Giovanni visitò la nostra Cattedrale il 27 settembre 1958 per l’ottavo centenario della “nuova Lodi”. Prendo da lui la mia preghiera per voi: “Signore Gesù: anch’io amai collocarmi umile…fra questi santi protettori Bassiano e Alberto sempre fiorenti e vigorosi…Salva, o Signore, questo popolo tuo, e benedici sempre alla tua eredità preziosa…Possa la città di Lodi, e la Chiesa sua, sempre prosperare nel suo buon progresso cristiano e sociale a misura che tu, o Cristo Salvatore, continuerai ad essere la sua luce, la sua grazia, la sua gloria…”.
La Tuttasanta Madre di Dio interceda per noi, Lei che è Salus Populi Romani e Regina della pace. Lei che è l’Incoronata! Amen.