Il fuoco dello Spirito illumina il cammino della nostra Chiesa

La serata è cominciata nel cortile dell’episcopio, per proseguire in duomo con la Messa e chiudersi con la promulgazione

Ci sono momenti in cui si assapora con tangibile emozione il piacere di sentirsi comunità. Così è stato sabato, nel cortile dell’episcopio, con il braciere acceso a illuminare la sera incipiente, con i sinodali riuniti ancora una volta, insieme al vescovo, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose e ai fedeli, per un momento che ha segnato contemporaneamente la conclusione del Sinodo diocesano e l’avvio del cammino post-sinodale. Sentirsi comunità cristiana, d’altronde, significa essere aperti alla fraternità universale, ed essere pronti a mettersi in cammino. Un cammino da intraprendere con rinnovato entusiasmo per trasformare in prassi quotidiana le indicazioni e gli stimoli raccolti nel Libro sinodale, che sabato sera è stato promulgato ufficialmente in cattedrale al termine della Veglia di Pentecoste.

Il rito di apertura

La cerimonia è iniziata nel cortile della casa vescovile, con il fuoco e il fonte battesimale, per quella che è la Memoria della Confermazione, che ha visto i presenti invocare lo Spirito santo perché animi e renda feconda la Chiesa laudense con il conforto dei suoi doni: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore del Signore.

Al termine della preghiera il vescovo ha guidato la processione in cattedrale, che in questi lunghi mesi è stata trasformata in aula sinodale, e che pertanto ha ospitato anche questo momento così significativo, tutto guidato dall’invocazione allo Spirito.

In cattedrale

«La valenza ecclesiale e la portata legislativa con i riflessi pastorali che questa promulgazione del Libro sinodale comporta sono ben note, e avremo modo di approfondirle – ha esordito infatti il vescovo -. Ma stasera vorrei che ci lasciassimo afferrare dallo Spirito, in una sorta di dialogo orante ispirato dalla lode e dal rendimento di grazie».

Il vescovo Maurizio, circondato dai sacerdoti che hanno concelebrato la funzione, ha invocato lo Spirito di Pentecoste, perché ricomponga «ogni confusione e dispersione con l’unico linguaggio dell’amore che ci rende fratelli e sorelle tutti». Da una parte, l’illusione di poter «toccare il cielo dimenticando Dio», dall’altra, la consapevolezza affermata dal magistero della Chiesa, che impone di alzare gli occhi a Dio e incontrare gli occhi dei fratelli e delle sorelle, in quella comunione che è l’essenza stessa del Sinodo e della Chiesa.

«Per questo lo abbiamo chiamato Sinodo, invocando il Paraclito tra le persone e le cose affinché giunga a tutti il Vangelo della resurrezione». Un Vangelo che, attraverso la missione della Chiesa sinodale, possa approdare alle aspirazioni e alle povertà di ciascuno: «Nessuno manchi di consolazione e forza, sostentamento nella carità creatrice e redentrice, affinché Dio sia tutto in tutti. Per questo abbiamo fatto il Sinodo, che è segno di unità e tenace perseveranza: dal mistero pasquale, dall’acqua viva che disseta e guarisce, siamo divenuti una cosa sola pronti ad avanzare nella storia e su questa nostra terra, pregando perché accolga il buon seme della parola divenendo casa comune e bella che tutti include e nessuno mortifica».

Il Sinodo è così risposta al caos, alla malattia, all’ansietà, alla solitudine, e persino alla disperazione «che talora si insinua subdola tra i desideri essenziali del pane quotidiano, del lavoro della casa, si insinua nelle relazioni sociali, economiche politiche e culturali». «Dovremo – ha affermato il vescovo – ribadire sempre la centralità di ogni persona nell’unica famiglia umana».

«Ti abbiamo invocato, Spirito di Dio, aprendo il santo Vangelo intorno all’altare eucaristico – ha detto ancora, ricordando l’intronizzazione del Vangelo che apriva ogni sessione -. Ora siamo qui di nuovo davanti a te per consegnarti il frutto del lavoro da te ispirato. Aiutaci a condividere il tuo gemito inesprimibile. Considerando nostra ogni fragilità per alleviarle e rafforzarci tutti nella stessa solidarietà. Qui ci vuoi e non altrove, qui secondo i disegni di Dio, qui nella realtà».

Il Libro sinodale rappresenta così «l’impegno della Chiesa di Lodi disponibile, responsabilmente e gioiosamente, a servire il Vangelo, cominciando dalle nuove generazioni, dai poveri, dai sofferenti, ricercando la divina volontà che è fonte di pace. Allo Spirito, al Principe e alla Regina della pace, insieme a Papa Francesco, affidiamo ancora le sorti dell’amata nazione ucraina. Ma nella veglia di Pentecoste lo Spirito di pace è pronto a donare serenità e pace a ciascuno, ad ogni famiglia e ad ogni comunità, a tutti i popoli.

La promulgazione

«Nella fraternità universale lo Spirito manterrà sulla Via le diverse componenti ecclesiali, nella stima e della collaborazione vicendevole»: il vescovo ha ringraziato tutte le componenti ecclesiali che hanno collaborato al Sinodo, i sacerdoti, i religiosi e i laici, dalla presidenza al segretario generale e ai vicari locali, fino ai volontari che hanno permesso lo svolgimento di un evento così strutturato, che ora getta una luce nuova sul futuro della Chiesa laudense: «È di tutti il Libro sinodale, e solo insieme approderemo all’auspicata conversione pastorale nella prossimità tra Dio e l’umanità».

Monsignor Gabriele Bernardelli, cancelliere diocesano, ha letto il decreto di promulgazione delle costituzioni raccolte nel libro sinodale, che è stato firmato con la formula utilizzata fin dal Concilio di Gerusalemme: “Lo Spirito Santo e noi”. Una copia del testo è stata consegnata ai membri della presidenza del Sinodo, e in versione digitale ai sacerdoti e ai sinodali. «L’attuazione del Sinodo è avviata, e dipende da tutti noi – ha chiuso il vescovo -. Si impone la prospettiva liturgica specie in considerazione del Congresso eucaristico nazionale di Matera, finalizzato esplicitamente a renderci Chiesa eucaristica e sinodale».

di Federico Gaudenzi