Il messaggio del Vescovo per la Santa Pasqua

Mosaico della “Risurrezione” che orna la basilica della Chiesa greco/cattolica ucraina di Kyiv-Halic intitolata alla Santa Sofia a Roma

Il Risorto dagli inferi riporta in vita l’intera umanità

Dopo due anni pandemici, la ripresa pasquale consola tutti pur rimanendo doverosa ogni cautela…per non rovinare la festa, che, certamente un po’ guastata è! Un altro fronte, infatti, accanto a quello sanitario, la compromette ed è quello della guerra. È più lontano ma in verità non troppo e non meno insidioso. Vorremmo evitare persino di citare il termine, come fanno taluni aggressori. Silenziarla significherebbe, però, non renderci conto di un’offesa da disinnescare al più presto affinché non diventi anch’essa globale e ancor più letale. La Pasqua giunge propizia. Parla a tutti, di rispetto, umanità, libertà in un’ora della storia più che mai bisognosa di pace. Per i cristiani, la pace è il dono del Risorto e coincide con la sua persona. Lo attesta la Scrittura. Ereditata dai fratelli ebrei, i discepoli di Cristo ne hanno fatto l’apice del loro credo, totalmente distinguendosi nel riferirla al Figlio di Dio incarnato, morto e addirittura risorto per condurci a misericordia e vita eterna vincendo per sempre male, peccato e morte.

Ho affidato – come da consuetudine – il mio augurio ad un’immagine affinché arte e fede interpellino il cuore aprendolo alla serenità, di cui siamo avidi e che giustamente attendiamo dalla pasqua. Non sarà illusoria se sapremo condividerla il più possibile. Il mosaico della risurrezione qui pubblicato, l’ho più volte ammirato a Roma nella basilica di santa Sofia. L’autore è Sviatoslav Gordynskyyi. A realizzarlo ha provveduto la scuola di Marco Tullio Monticelli. Fu Papa Paolo VI a consacrarla il 28 settembre 1969 quando l’Ucraina era dominata dalla Russia sovietica. Per questo assume in questo tempo il carattere della profezia pasquale di cui ha nuovamente bisogno quel popolo che proprio non riesce a barattare con nulla la sua libertà.

Il Risorto dagli inferi riporta in vita Adamo ed Eva e con essi l’intera umanità, ricevendo il riconoscimento del re Davide col figlio Salomone e di Giovanni Battista da un lato e dall’altro dei giusti precristiani. Il trionfo dell’universalità salvifica è espressa nell’equilibrio regale di Cristo, che, assistito dagli angeli, fonda sulle due tavole della croce la definitiva armonia pasquale tra cielo e terra affinché la pace sia perfetta. La portata del messaggio è inaudita. E non indifferente lo stupore che suscita, se si considera il permanere da due millenni di ciò che era definito fin dagli inizi una ridicola diceria. Innumerevoli uomini e donne, nonostante le più alterne vicende della storia cristiana, ne fanno tuttora la più luminosa ragione di vita. E, forse, l’onestà intellettuale non indebitamente potrebbe almeno impensierirsi.

Se non rimanessero, tuttavia, dei “perché”, tanto stridenti proprio a Pasqua per l’evidenza del dolore innocente. Se ne fa carico il Crocifisso Risorto ma anche noi vorremmo, se non capire a fondo, almeno intravvedere una luce. È ciò che ricordo di una lontana lettura, che ripropongo quale gesto di amicizia pasquale avendola trovata di notevole spessore. “Ma perché, osserverete voi, ho detto che la storia delle vittime è la storia stessa di Dio? Ma perché ogni qual volta un innocente è chiamato a soffrire, egli recita la Passione. Che dico, recitare? Egli è la Passione: non nel senso, beninteso, che il Signore voglia rinnovato in lui il proprio sacrificio, come ho pure pensato altre volte, ma nel senso che è Egli stesso a crocifiggersi con lui. Potrà parervi disperante questo Dio disarmato. E invece che cosa c’è, riflettendoci bene, di più consolante che questa solidarietà non di forza e di giustizia, ma di compassione e di amore? E in verità è questo, semplicemente, amico mio: la croce di Dio ha voluto essere il dolore di ciascuno; e il dolore di ciascuno è la croce di Dio” (Mario Pomilio, Il Natale del 1833).

Mentre aderiamo ad ogni possibile proposta di solidarietà a favore del popolo ucraino, tenendo desta la responsabilità dei governanti e della più vasta opinione pubblica sul tema sensibile della pace, assumiamo nuovamente il compito di educare instancabilmente alla pace le nuove generazioni. Tutti concordano su quanto essa sia indispensabile, compresi quanti la colpiscono a morte, qualificando come sua difesa la soppressione vergognosa di innocenti e inermi di ogni età. I punti di vista sono di una divergenza tremenda. Ma il messaggio dei veri educatori deve essere univoco. Il regalo decisivo per ragazzi e giovani è la verità della compassione e dell’amore, che costituisce il segreto della pasqua. Compassione e amore sono la più sicura custodia della pace. A partire dalle nostre famiglie e comunità. Buona Pasqua di risurrezione all’Ucraina. Nonostante tutto. E’ quello che grideranno col Papa a Roma, il lunedì dell’Angelo, sessantamila adolescenti italiani (cinquecento i lodigiani): per ciascuno dei sessanta giorni di guerra mille promesse di pace. Buona rinascita, proprio alla pace, sempre e comunque, nel cuore di ogni uomo e donna, degli amici come dei nemici, fratelli e sorelle, tutti. Per la Pasqua di Cristo.

+Maurizio, vescovo