Giubileo delle famiglie

Giubileo delle famiglie

Introduzione

Il Giubileo chiede di mettersi in cammino e di superare alcuni confini. Quando ci muoviamo, infatti, non cambiamo solamente un luogo, ma trasformiamo noi stessi. Per questo, è importante prepararsi e conoscere la meta. In questo senso il pellegrinaggio inizia prima del viaggio stesso: il suo punto di partenza è la decisione di farlo. Noi non faremo un tragitto lungo ma che sia ci poche centinaia di metri o di qualche chilometro desideriamo che sia per tutti noi e per le nostre famiglie un momento di conversione. Siamo famiglie e come tali sappiamo che ci portiamo il carico di tutta l’umanità: dei genitori che hanno il coraggio di lasciar andare i figli perché possano trovare un luogo dignitoso dove abitare anche vuol dire affrontare il viaggio in mare, le mogli che vivono lontane dai mariti perché in carcere o per altre ragioni, i figli non curati perché oggetto del contendere dei genitori. La conversione è la consapevolezza della vita nuova che il Signore ci offre e attraverso il pellegrinaggio vogliamo esprimere questo desiderio per tutte le famiglie del mondo. Volentieri allora iniziamo questo piccolo viaggio.

Preghiera per l’inizio del Giubileo delle famiglie

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

Il Signore sia con voi …

Dal Vangelo secondo Giovanni (2,1-10)

Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».

Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.

Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto - il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua - chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».

Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. Dopo questo fatto scese a Cafàrnao, insieme a sua madre, ai suoi fratelli e ai suoi discepoli. Là rimasero pochi giorni.

Preghiamo insieme

Spirito Santo, accompagna la nostra intelligenza perché possiamo penetrare il senso profondo della Parola che abbiamo ascoltato e sostieni la nostra volontà nel cercare, al di sopra di ogni cosa, l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, affinché la tua luce allontani le tenebre del nostro cuore e tutta la nostra vita ne risulti illuminata e rinnovata. Amen.

Preghiamo per tutti

Ti chiediamo, Signore, di insegnarci a diventare una comunità che sia luogo in cui ci sentiamo in famiglia, perché siamo tuoi figli. Per questo ad ogni invocazione ripetiamo:

Padre, venga il tuo regno

  • Perché possiamo diventare luogo della condivisione, dove ci si consola nella sofferenza e ci si conforta nel dolore;
  • Perché possiamo diventare luogo povero e fragile, dove nessuno pensa di essere migliore;
  • Perché possiamo diventare luogo dove si invoca misericordia e si continua a vivere consapevoli che senza perdono non c’è futuro;
  • Perché possiamo diventare luogo dove si è liberati dal peso della condanna e del giudizio e si evita che il rancore cresca e la rabbia permanga;
  • Perché possiamo diventare luogo dove si rispetta il fragile e non si disprezza il debole;
  • Perché possiamo diventare luogo dove si cerca se stessi e si impara ad avere pazienza con la propria povertà;
  • Perché possiamo diventare luogo dove si tenta di ascoltare tutti per continuare a vivere nel dono;
  • Perché possiamo diventare luogo dove ringraziare è segno di gratitudine e chiedere scusa è segno di maturità;
  • Perché possiamo diventare luogo dove non è mortificante chiedere per bisogno;
  • Perché possiamo diventare luogo dove si aiutano gli altri a correggere la propria colpa, senza dimenticarci della nostra trave;
  • Perché possiamo diventare luogo dove poter pregare, essendo certi della tua presenza di Risorto;
  • Perché possiamo diventare luogo dove ci si annuncia a vicenda la Buona e Bella Notizia, per rinnovare la speranza.

Affidiamo al Signore i propositi espressi con fiducia rivolgiamo a lui la nostra preghiera: Padre nostro.

PREGHIERA DI BENEDIZIONE

Il ministro pronuncia la preghiera di benedizione:

Dio onnipotente e misericordioso,
tu provvedi a chi ti ama
e sempre e dovunque
sei vicino a chi ti cerca con cuore sincero;
assisti i tuoi figli nel pellegrinaggio
e guida i loro passi nella tua volontà,
perché, protetti dalla tua ombra nel giorno
e illuminati dalla tua luce nella notte
possano giungere alla mèta desiderata.
Per Cristo nostro Signore.
R. Amen.

CONCLUSIONE

Il ministro stendendo le mani sui pellegrini dice:

Dio nostra salvezza ci guidi nella prosperità e nella pace.
R. Amen.
Il Signore ci assista e ci accompagni nel cammino.
R. Amen.

Percorso a Tappe

Tappa 1: Fratellanza e Solidarietà

Le quattro figure stilizzate sono una abbracciata all’altra, per indicare la solidarietà e la fratellanza che devono accomunare i popoli. ll cammino del pellegrino non è un fatto individuale ma comunitario.

Il Magistero ci ricorda che:

“Oggi siamo di fronte alla grande occasione di esprimere il nostro essere fratelli, di essere buoni samaritani “(FT n. 77-79).

“Gesù non ci chiama a domandarci chi sono quelli vicini a noi, bensì a farci noi vicini, prossimi” (FT n.80).

“Nessuno può affrontare la vita in modo isolato […]. C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme! “(FT n.8).

Le relazioni, i comportamenti e le dinamiche sociali hanno il loro fondamento nella famiglia “Chiesa Domestica” (1 Cor 16,19). […] “la famiglia, nella quale le diverse generazioni si incontrano e si aiutano vicendevolmente […] è veramente il fondamento della società” (GS n.52), e “Dio ha affidato alla famiglia il compito di rendere domestico il mondo” (AL n.183).

La nostra esperienza di sposi ci porta oggi a condividere quattro aspetti concreti della vita famigliare che crediamo possano rappresentare la Fratellanza e la Solidarietà:

  • Uno per l’altro. La dimensione del dono è fondamentale. Cioè, donarsi all’altro, sia in famiglia che fuori, non senza celare le difficoltà nel trovare il compromesso e la giusta interpretazione, per dare a tutti, nel rispetto delle varie personalità e delle diversità, le stesse possibilità. Uno per l’altro significa anche sostegno, supporto e rispetto. Qualsiasi forma di prevaricazione, anche negli ambiti più intimi, è indice di un malessere. Il limite è sempre molto sottile ed è facile prendere delle derive. Dalla dinamica del dono non può che scaturire una gioia condivisa; se la gioia è solo individuale, è mero auto-soddisfacimento, egoismo e auto-compiacimento.
  • In ascolto. Essere aperti all’ascolto significa uscire dal proprio “io” ed aprirsi all’altro. Significa lasciare spazio, riconoscere la libertà d’espressione ed avere un atteggiamento di comprensione (e non di giudizio). Vuol dire essere attenti e riconoscere alcuni “alert” o segnali di disagio e difficoltà, presenti in un determinato momento od in una particolare situazione, che se non colti possono contribuire a deteriorare molto i rapporti.
  • Essere aperti. Lo dicevamo anche prima, la coppia/la famiglia non è bene che sia sola. Ora vorremmo sottolineare questa apertura anche come un movimento più ampio e di respiro sociale, che si concretizza con un’azione generativa e missionaria. Essere aperti significa, proprio partendo dalla conoscenza di sé, dei propri pregi e limiti, riconoscere che non si è soli e che solo insieme agli altri si costruiscono logiche stabili e sicure per il futuro di tutti. Infine, essere aperti rimanda ad un atteggiamento di umiltà e sobrietà e al saper chiedere scusa e perdono (quante volte lo facciamo o lo abbiamo fatto?). Ciò significa saper prendersi cura dell’altro, ma anche accettare di farsi curare. E ogni tanto fa molto bene ricordarselo (in particolare nel rapporto di coppia e nei rapporti familiari);
  • In movimento. La nostra vita è stata segnata dal lavoro, dall’azione, dal seminare e dal fare. Una famiglia non può stare ferma perché, per natura, è sempre in ricerca e la ricerca, a sua volta, alimenta l’amore e rinsalda il legame. Il sentimento, le relazioni, le passioni, non sono date una volta per tutte (non sono un diritto esclusivo e personale!), ma vanno continuamente alimentate e rigenerate. Anche la dinamica del lavoro non è funzionale solo al necessario sostentamento, ma anche allo sviluppo dei talenti e della creatività, secondo una logica di equivalenza. Ove, soprattutto a favore della componente femminile, è necessario un apporto paritetico della componente maschile (succede davvero?). Uomo e donna si muovono in un “unicum”, questo crediamo sia stato uno dei principali elementi che ha reso solide le fondamenta delle nostre famiglie.

“[…] Ogni matrimonio è una storia di salvezza […]” (AL n.221). “[…] nessuna famiglia è una realtà perfetta e confezionata una volta per sempre, ma richiede graduale sviluppo della propria capacità di amare […]” (AL n.325).

La vita di coppia e di famiglia non è una “via crucis”, è un percorso che presenta delle difficoltà e delle insidie ma che restituisce tanta gioia e gratificazione.

È proprio bello svegliarsi ogni mattina sapendo di avere al fianco qualcuno che, comunque, è lì con te e per te. Uno sguardo, un sorriso, un bacio, una carezza. Avanti, forza e buon cammino.

PREGHIERA

Signore, ti ringraziamo per il dono della famiglia, piccolo riflesso della Sacra Famiglia di Nazareth. Aiutaci a vivere l'amore in ogni suo aspetto, con la pazienza, il perdono e la gioia che solo Dio può donare. Che ogni famiglia possa essere un luogo di pace, di crescita spirituale e di gioia. Ti chiediamo la grazia di essere sempre uniti, pronti a sostenere i nostri cari, e di essere testimoni del tuo amore in ogni giorno."

PAPA FRANCESCO

Tappa 2: Speranza

“Come si sa, l’ancora è stata spesso utilizzata come metafora della speranza. L’ancora di speranza è il nome che in gergo marinaresco viene dato all’ancora di riserva, usata dalle imbarcazioni per compiere manovre di emergenza per stabilizzare la nave durante le tempeste.” Il senso di questo simbolo nel logo del Giubileo è chiaro: è proprio nei momenti più difficili che occorre affidarsi a un’ancora che ci dia sicurezza e ci garantisca la salvezza.

Signore, abbiamo tutti fame
e sete di speranza.

La Speranza ha il profumo della Pace
per quei popoli che oggi sono in guerra,
piangono i loro morti,
hanno perso la loro casa.

La Speranza ha la robustezza
di un posto di lavoro,
per chi è disoccupato,
per chi vive di espedienti
e non trova un'occupazione stabile.

La Speranza ha il calore
di un tetto sulla testa,
per chi ha perso tutto,
dorme per strada, sotto un ponte,
ha smarrito la propria dignità.

La Speranza ha il respiro della libertà,
per chi è schiavo, oppresso, discriminato.

La speranza ha la dolcezza del perdono
per chi sente sul cuore il peso della colpa,
per chi ha infanto la fraternità
e desidera ritrovarla.

La speranza ha il tatto morbido
di una carezza
per chi vive una vita dura,
ingrata, avara di soddisfazioni,
segnata dalla malattia
e dalla sofferenza.

La Speranza ha il colore del cielo
e ci fa guardare oltre questa vita,
pregustando il mondo rinnovato.

Donaci Signore la speranza!

Vi invitiamo a scegliere uno o più aspetti proposti di seguito, ricavati dalla preghiera appena letta, perché questo “pellegrinaggio” sia l'occasione per fermarsi “uno di fronte all'altro”, riflettere, condividere e, al termine, prendere insieme dei piccoli impegni concreti, insomma SMART:
S semplice (una cosa che siamo in grado di fare)
M misurabile (un impegno preciso, collocato nel tempo e nello spazio)
A adeguato (in tema con l'esigenza che ė emersa nella condivisione)
R realistico (non puntare troppo in alto ma accontentarsi di piccole cose realizzabili)
T tangibile (una cosa concreta che a posteriori possiamo verificare di aver realizzato)

La Speranza ha il profumo della Pace
per quei popoli che oggi sono in guerra,
piangono i loro morti,
hanno perso la loro casa.

Come testimonio in famiglia l'accoglienza del valore della non-violenza nei rapporti interpersonali? Quale contributo dà la nostra famiglia alla crescita della giustizia fra gli uomini? Con quali atteggiamenti, strumenti o scelte di vita educo alla pace i figli? La mia fede in Gesù risorto mi coinvolge a percorrere sentieri di pace?

La Speranza ha il respiro della libertà,
per chi è schiavo, oppresso, discriminato.

La relazione in famiglia è un’esperienza liberante? Siamo portati ad “indossare” delle maschere per sentirci accolti? Siamo capace di sostenere le scelte del coniuge e dei figli nel rispetto della loro libertà?

La speranza ha la dolcezza del perdono
per chi sente sul cuore il peso della colpa,
per chi ha infanto la fraternità
e desidera ritrovarla.

Nelle nostre relazioni familiari sappiamo dare fiducia, essere pazienti, con la disponibilità a ricominciare sempre? Se succede qualcosa che non mi aggrada, divento giudice dell’altro o mi domando: “Che cosa ho fatto io perché succedesse così? Che cosa posso fare perché possiamo raggiungerci l’un l’altro?” Ci rendiamo conto che davanti a noi c’è sempre la misericordia di Dio?

La speranza ha il tatto morbido
di una carezza
per chi vive una vita dura,
ingrata, avara di soddisfazioni,
segnata dalla malattia
e dalla sofferenza.

Anche le crisi che la vita ci pone davanti possono diventare letizia; lo abbiamo sperimentato? Quali sono i nostri atteggiamenti nella prova?
Qual è stato il “momento favorevole” della vostra vita insieme, quello in cui Dio si è manifestato come soccorso e salvezza?

La Speranza ha il colore del cielo
e ci fa guardare oltre questa vita,
pregustando il mondo rinnovato

Gesù ci invita a confidare nella provvidenza. Lo facciamo nella nostra famiglia?
Maria non sapeva tutto quello che comportava il suo “Eccomi” ma con gioia lo ha pronunciato. È il “Sì” a fidarsi di Dio. Dove, in quali aspetti nella nostra coppia e famiglia Dio ci chiede di fidarci di più di Lui?

Tappa 3: Croce e speranza

Nel simbolo del giubileo si può notare una croce stilizzata. Essa viene abbracciata da una delle quattro figure rappresentate che unite, raffigurano tutti i popoli della terra. Allo stesso tempo, la croce si curva, abbraccia e si avvicina ad ogni uomo come per andare lui incontro. È un segno di speranza nel percorso che ognuno di noi fa, insieme agli altri. La croce diventa ancora, punto saldo, in mezzo al mare agitato della vita raffigurato dalle onde sottostanti.

In famiglia c’è un gesto che compiamo spesso: ci abbracciamo! Se ci pensiamo bene è proprio in famiglia che impariamo l’arte di abbracciare. Ci si abbraccia tra marito e moglie, ci si abbraccia tra genitori e figli, ci si abbraccia tra fratelli e sorelle. Lo sappiamo tutti: non è sempre così. A volte ci si dimentica di quanto possa farci bene fare e ricevere un abbraccio, spesso siamo distratti e presi da tante cose che ci scordiamo di fermarci e compiere dei semplici gesti di contatto e vicinanza. Più che abbracci talvolta i nostri gesti possono dire: “stammi lontano; stai alla larga”. Ecco allora che possiamo chiederci: “Quand’è l’ultima volta che in famiglia ci siamo abbracciati?” o ancora, “Che cosa significa come famiglia abbracciare ed essere abbracciati dal crocifisso risorto come ci ricorda l’immagine del simbolo del giubileo?”

Mi lascio abbracciare come famiglia dalla croce per sperimentare ancora una volta che il Tuo amore è forte e tenero come un abbraccio, che mi fa sentire accolto, compreso, contenuto e che vada bene così come sono. Papà Francesco in un discorso all’azione cattolica parlava di cultura dell’abbraccio e affermava: “Non perdiamo mai di vista l’abbraccio del Padre che salva, paradigma della vita e cuore del Vangelo, modello di radicalità dell’amore, che si nutre e si ispira al dono gratuito e sempre sovrabbondante di Dio. Fratelli e sorelle, lasciamoci abbracciare da Lui, come bambini. Ognuno di noi ha nel cuore qualcosa di bambino che ha bisogno di un abbraccio. Lasciamoci abbracciare dal Signore. Così, nell’abbraccio del Signore impariamo per poter ad abbracciare gli altri”

Non solo mi lascio abbracciare ma imparo sempre più, giorno dopo giorno, ad abbracciare in famiglia con stile e cura perché i miei abbracci possono diventare un potente segno. È come se il Signore ci dicesse: “prestami i tuoi abbracci perché possano essere un piccolo segno del MIO abbraccio di tenerezza infinita”.

A questa Croce che si china verso di noi e che abbracciamo come punto fermo per la nostra speranza portiamo le preghiere per le famiglie del mondo.

  • Signore Gesù che non smetti mai di essere al nostro fianco sostienici nel compito di essere famiglie per il mondo: missionari e testimoni del tuo amore nelle piccole vicende quotidiane.
  • Per i piccoli che vivono tensioni e divisioni in famiglia e si sentono in colpa per colpe non loro.
  • Signore Gesù che ci raggiungi con il Tuo amore aiutaci a non essere mai indifferenti alle tante famiglie sconvolte dalla devastazione delle guerre.
  • Per i bambini e le bambine che non hanno ancora sperimentato la gioia di una famiglia perché siano accompagnati giorno dopo giorno nella loro crescita e possano vivere un futuro di speranza.
  • Per le famiglie che vivono la difficoltà di vivere l’ascolto, la presenza, il perdono, la cura reciproca perché guardando al tuo amore abbiano ancora il coraggio di ricominciare.
  • Per le famiglie che a causa della guerra, la povertà o il sogno di una vita migliore hanno lasciato la propria terra, fa che trovino famiglie capaci di sguardi e gesti di accoglienza e fraternità.

Vi proponiamo di percorrere questa tappa portando nella mente una di queste intenzioni o un’altra che già custodite nel cuore…

Tappa 4: Vita

…le onde sono mosse:
il pellegrinaggio della vita non sempre è in acque tranquille.
Le vicende personali e gli eventi del mondo impongono
con maggiore intensità il richiamo alla speranza…
La speranza non delude, …mai. (Papa Francesco)

Sulle onde della vita abbiamo messo le nostre famiglie.
È in esse che viviamo la pienezza della nostra vita.
Pienezza di vita che è: condivisione, rispetto,
sacrificio, tolleranza, gioia, gioco, dolore, solidarietà,
accettazione, diversità, allegria, amore…

…Io sono la vite,
voi i tralci.
Chi rimane in me e io in lui,
fa molto frutto,
perché senza di me
non potete far nulla.
Chi non rimane in me
viene gettato via
come il tralcio
e si secca,
e poi lo raccolgono e
lo gettano nel fuoco
e lo bruciano. 
Se rimanete in me
e le mie parole rimangono in voi,
chiedete quel che volete
e vi sarà dato. 

(Giovanni 15, 5-7)

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