Giovedì Santo: omelia del vescovo Mons. Maurizio Malvestiti

CHRISMATIS Missa
Giovedì Santo 2019, ore 10.00
Basilica Cattedrale di Lodi

1.  La speranza sacerdotale

Limpida, sicura, incrollabile è la speranza, nella quale ci scambiamo l’augurio pasquale. Viene da Dio e “salva” (cfr Rm 8,24), insieme a fede e carità. E’ questa la perenne novità cristiana. L’auspicio è che divampi (cfr salmo 39,4). È dono di Dio irrevocabile ma attende la nostra quotidiana conversione. La promettiamo, memori del sacerdozio ministeriale, incomparabile grazia fiorita sul battesimo. «Cristo Signore (…) fece (di noi) “un regno e dei sacerdoti per Dio, suo Padre” (Ap 1,6; cfr. 5,9-10). Infatti (…) i battezzati (…) dalle tenebre li chiamò all’ammirabile sua luce (cfr. 1Pt 2,4-10). Tutti (…) rendano ragione della speranza che è in loro della vita eterna (Cfr 1 Pt 3,15). Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono ordinati l’uno all’altro (…) e partecipano all’unico sacerdozio di Cristo. Il sacerdote ministeriale, con la potestà sacra (…) forma e regge il popolo sacerdotale, compie il sacrificio eucaristico in persona di Cristo e lo offre a Dio a nome di tutto il popolo; i fedeli (…) concorrono » (LG 10) con la dedizione della vita. È la fede conciliare. Dà solidità alla speranza e al rendimento di grazie per Cristo, la cui unzione rifluisce sui battezzati, tramite noi, e, a motivo dei nostri peccati, nonostante noi. “Col mio santo olio l’ho consacrato” (salmo 88). Non ci mancheranno “sostegno, forza, fedeltà, amore” se acclameremo: “Tu sei mio Padre, mio Dio e roccia della mia salvezza” (ivi).

2. Nella paternità divina

La speranza sacerdotale passa a tutti solo se ancorata alla paternità divina. “Tu sei mio figlio” (salmo 2): è Dio a dichiaraci tali col perdono. Ci vuole padri che, “settanta volte sette” (Mt 18,22), cioè sempre, domandano misericordia per essere misericordiosi come il Padre (Lc 6,6) e solo così sacerdoti e pastori, maestri e discepoli, figli e fratelli. Nel Padre Nostro, vero regalo battesimale, anche i sacerdoti trovano identità, spiritualità e missione. L’autentico padre garantisce il pane quotidiano ai figli. Memore però del biblico “non di solo pane” (Dt 8,3) non li illude. E col ministero, dispensa Cristo, pane di speranza. Così è santificato il nome di Dio, affrettato il regno, accolta la sua volontà. E il sacerdote impara a perdonare, esortando alla misericordia e supplicando per tutti, insieme al vescovo, fortezza nella tentazione e liberazione dal maligno e dal male, avendo la pasqua già sopraffatto la morte.

3. Un amore esclusivo

La paternità chiede esclusività d’amore. La chiesa latina per sostenerla ha scelto la forma del celibato. Un carisma da invocare nel vincolo sponsale con Cristo e con la chiesa per anticipare nel tempo i costumi del regno. “È vero (tuttavia che) il sacerdote, per il suo celibato, è un uomo solo; ma…solitudine non è…vuoto…è riempita da Dio e dall’esuberante ricchezza del regno…il sacerdote si è preparato, se l’ha scelta consapevolmente…non per l’orgoglio di essere differente dagli altri, non per sottrarsi alle comuni responsabilità, non per estraniarsi…o per disistima del mondo. Segregato dal mondo, il sacerdote non è separato…è costituito a vantaggio degli uomini, consacrato interamente alla carità” (Paolo VI, Sacerdotalis Caelibatus, 58).

4. L’arduo compito

Da dove ci verrà l’aiuto? Dal quotidiano approfondimento orante dei motivi della nostra donazione, dall’umile e perseverante implorazione della fedeltà, mai negata a chi la chiede con cuore sincero non trascurando quanto propone l’esperienza ecclesiale di valido per l’oggi (cf ivi 74). E’ bene comune la qualità della vita sacerdotale. Paolo VI non esita, perciò, ad esortare i vescovi al proprio dovere: “La solitudine del sacerdote, origine non ultima di scoraggiamenti e tentazioni, sia riempita…dalla vostra fraterna e amichevole presenza e azione. Prima (che)…superiori e giudici, siate…maestri, padri, amici e fratelli buoni e misericordiosi, pronti a comprendere, compatire, aiutare. Incoraggiate…ad amicizia personale e apertura confidente…che non sopprima, ma superi nella carità pastorale il rapporto di obbedienza giuridica, affinché la stessa obbedienza sia più volenterosa, leale e sicura. Devota amicizia e filiale confidenza…permetteranno ai sacerdoti di aprirvi in tempo l’animo, di confidarvi le difficoltà…le eventuali sconfitte…nell’attesa filiale di correzione, perdono, soccorso, che invoglierà a riprendere con nuova fiducia l’arduo cammino (ivi 93). Ma serve la collaborazione di tutti. I fedeli perciò “preghino e si adoperino per le vocazioni sacerdotali e aiutino i sacerdoti con devozione, amore filiale, docile collaborazione…Incoraggino questi loro padri in Cristo a superare le difficoltà…Coltivino…un profondo rispetto e un delicato riserbo nei confronti di …un uomo interamente consacrato a Cristo e alla Chiesa” (ivi 96).

5. A servizio della vita

La paternità sacerdotale, tuttavia, tradisce sé stessa se non si allea con tutti a contrastare il deserto demografico, tanto grave, favorendo l’accoglienza della vita, la sua educazione e la stessa iniziazione cristiana, che molto patisce, a cominciare dal battesimo. Siamo padri e ai giovani non riusciamo a far desiderare matrimonio e famiglia per amarsi ed essere padri e madri, compiendo passi personali, professionali, coniugali impegnativi e definitivi nell’indispensabile sacrificio. Il pensiero dominante combatte ogni paternalismo, opportunamente, ma insidia il patrimonio irrinunciabile del rapporto tra uomo e donna, la finalità vitale e spirituale degli affetti, la maturità e stabilità delle scelte. Un anonimato culturale insistente, che non libera, offre provocatorie caricature alla svendita dell’umano fin dal suo grembo. La pastorale familiare e giovanile, vocazionale e sociale, quella ecumenica e interreligiosa, risveglino le istituzioni pubbliche a precise responsabilità, animando la vita ecclesiale e sostenendo la solidarietà verso poveri, emarginati, stranieri (ma chi è straniero per Cristo?) quale cifra di autenticità evangelica. In questa luce si inscrive la leale adesione alla cura ecclesiale nei confronti dei più piccoli e vulnerabili secondo il messaggio di papa Francesco al popolo di Dio. Pastori, fedeli, comunità, ciascuno per la responsabilità propria, chiediamo perdono per ogni colpa e negligenza a Dio e a quanti sono stati feriti, adottando la più corretta vigilanza, onde prevenire, e comunque garantire vicinanza alle vittime di qualsiasi abuso, nel pentimento sincero e nell’amore autenticamente cristiano, che mai si vendica bensì ripara e riparte con giustizia, misericordia e passione educativa.

6. La visita pastorale e il cammino che verrà

La visita pastorale alla parrocchia di Maria Madre della Chiesa ha completato il pellegrinaggio a 112 parrocchie. La città di Lodi, col bacio al Crocifisso della Maddalena, ha ricevuto l’invito a pregare per il passaggio del vescovo nelle rimanenti 11 parrocchie. Sento il desiderio e il dovere di rendere grazie al Signore, a sacerdoti, consacrati, laici che ovunque confessano il suo nome e la speranza pasquale, che è come fuoco ma non divora, dà vigore! Le immagini di Notre Dame rimarranno nella memoria quale paradossale appello di speranza. Altro fuoco brucia, però, la nostra terra: giovani, ragazzi e adulti irretiti in illusioni ed intenti oscuri impongono la più urgente premura. Per fortuna non manca l’anelito di pace (anche ecologica proprio nei giovani), di coesione e di trascendenza, che porteremo nella preghiera in Terra Santa con seminaristi e sacerdoti lodigiani. Nel cenacolo vi sentiremo vicini. Entreremo nel sepolcro santo e vuoto per carpire di Maria, degli apostoli e dei discepoli di ogni tempo il trasalire nella gioia pasquale. Da donare alla chiesa di Lodi, che chiamo oggi a condividere i frutti della visita pastorale, accompagnandone l’ultima tappa, e pensando ad un biennio diocesano, “pre” e poi “sinodale”, per rimanere Insieme sulla via. Con semplicità e determinazione. Il patrimonio del Sinodo XIII è da vagliare, aggiornare, integrare. La configurazione territoriale, la presenza presbiterale e il coinvolgimento laicale, la gestione in questa ottica dei beni ecclesiastici per essere “chiesa di Cristo” che rinnova “la sua pastorale in chiave missionaria” (EG 33), esigono riflessione e decisioni, sempre attenti, insieme, al contesto lodigiano, che è “plurale”, aperto al Paese, all’Europa, al mondo.

7. Preghiera ed entusiasmo

“Non sappiamo pregare come conviene, ma lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili” (Rm 8,26b). San Giovanni Crisostomo, commenta: “Se il Signore dà a qualcuno tale modo di pregare, è una ricchezza da valorizzare, è un cibo celeste che sazia l’anima; in chi l’ha gustato si accende di desiderio celeste per il Signore, come di un fuoco ardentissimo che infiamma la sua anima” (omelia 6 sulla preghiera PG 64,462-466). Sia il Padre Nostro ad entusiasmarci come figli e padri. San Bassiano, nel 1700mo anno dalla nascita, ha suggerito il tema odierno. È nostro padre. Esemplare. A Laus Pompeja era fedele alla Parola, all’Eucaristia, ai salmi pregati con Cristo e con la chiesa per “i suoi figli”, poveri, di cui fu difensore. Tutto avrà cercato di vedere sapendo tacere, come il Dio biblico, come il Figlio sulla croce e lo Spirito, che non è prepotenza o clamore, lasciando ai figli di operare. Immerso nella vita della gente, mai condannando se non il male con nettezza, mai fuggendo nel pericolo, dando la vita. La Scrittura, tutta, e la storia ecclesiale, tutta, sono del resto un inno alla divina paternità. Ed esortazione per noi. Ma certo, alla vigila del venerdì santo, l’immolazione del Figlio Gesù, dopo che Dio Padre aveva fermato Abramo pronto al sacrificio del figlio Isacco, è di consolazione eterna. “Al ripensarci” divampa il fuoco (cfr salmo 39 cit.) della speranza che salva (cfr Rm 8 cit.). Amen.

+ Maurizio
Vescovo