30 agosto 2026 - XXII Tempo ordinario

Nulla anteporre all’amore di Cristo

Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso”. Si tratta di chiarire chi sta al centro. Seguire Gesù è una scelta e come tale comporta una preferenza che relativizza tutto il resto, a cominciare da sé. Questo lo si vede in Gesù Cristo stesso, per il quale il Padre conta di più rispetto alla propria persona e rispetto al resto. Gesù, infatti, parla di un piano che deve realizzare e che non ha inventato lui, ma gli è proposto dal Padre suo: “cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva … venire ucciso e risorgere il terzo giorno”. Da vero Figlio aderisce liberamente al Padre e reagisce duramente a Pietro che cerca di distoglierlo. Non si può dimenticare che Gesù nella sua vita ha fatto la volontà di un Altro; è rimasto Figlio, senza sostituirsi al Padre suo. Ciò vale a maggior ragione per ogni discepolo, per il quale seguire Gesù significa accordargli il primato rispetto a tutto il resto, rispetto anche a sé stessi. Come si esprime la tradizione cristiana: “Nulla anteporre a Cristo”. La preferenza di Cristo non svaluta tuttavia il valore o la consistenza di sé stessi, degli altri, dei beni del mondo, voluti dalla stessa provvidenza di Dio. Ma preferire il Signore imposta le altre relazioni e l’intera esistenza in modo che non contraddicano questo primato.

Lì sta il carico di cui parla Gesù: “prenda la sua croce e mi segua. Prendere la croce non significa scegliere la sofferenza per sé stessa, uno stile penitenziale; non significa svalutare la nostra persona e le sue legittime aspirazioni; significa piuttosto potenziare in noi stessi ciò che è compatibile con la scelta di seguire Gesù. La croce significa il prezzo che comporta tenere al centro il Signore e non la propria persona. Perché “nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro” (Mt 6,24). Croce è l’equilibrio da raggiungere tra l’inclinazione istintiva a tenere al centro sé stessi – con quanto comporta oggi la cura di sé e della propria immagine (fisica, di successo, di visibilità, di contare per essere qualcuno …) – e l’investimento delle proprie energie e risorse per stare con il Signore, se necessario anche andando contro corrente. Croce è affrontare la prova non come un momento fatale o un prezzo da pagare, ma come opportunità e luogo in cui è possibile, nonostante le difficoltà, restare al seguito del Signore e vivere il suo stile.

Quando si resta concentrati su sé stessi si perde di vista che la vita non se l’è data nessuno, è stata donata dal gesto creatore di Dio, e chi vuole tenersela stretta come un tesoro privato, opera propria, la perde; chi invece coglie il segreto della sua origine, fa della vita un dono, il dono di sé. Come è stato per Gesù. E chi si pone al seguito di Gesù scopre che vita riuscita è quella di chi si affida a lui e imposta la propria vita con il dono di sé e non come un volerne disporre a proprio uso e consumo. Affidarsi a Cristo è la vera beatitudine.

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