
A un mese dall’alluvione che ha tragicamente colpito il Nepal, provocando un numero ancora imprecisato di morti e decine di migliaia di sfollati, i vescovi della Conferenza episcopale lombarda scrivono una lettera alla Caritas del Paese asiatico e a tutta la piccola comunità cattolica, assicurando vicinanza spirituale e – per tramite delle Caritas delle diocesi lombarde – sostegno concreto. Nella lettera anche un forte richiamo alla responsabilità per la cura della casa comune di fronte alla crisi climatica.
- Leggi il messaggio dei Vescovi lombardi a Caritas Nepal;
Il consolidato gemellaggio tra le Caritas lombarde e Caritas Nepal permette di mantenere un confronto costante con il territorio e di continuare ad accompagnare le comunità anche in questa nuova fase, concentrando il sostegno sui bisogni che oggi emergono come prioritari. L’iniziativa si inserisce nel legame di vicinanza e solidarietà espresso anche dai Vescovi della Chiesa di Lombarda che, nella lettera inviata alla Chiesa nepalese e a Caritas Nepal, hanno ricordato il valore della relazione costruita negli anni tra le Chiese lombarde e il Nepal attraverso esperienze di incontro, scambio e collaborazione. Oggi questo gemellaggio si traduce nella scelta concreta di continuare a camminare accanto alle persone e alle comunità più colpite, anche quando l’emergenza scompare dalle cronache.
Dove sarà destinato il nostro aiuto? I fondi raccolti saranno destinati alle priorità indicate da Caritas Nepal e condivise attraverso Caritas Italiana e la rete Caritas Internationalis, in particolare:
- all’accoglienza delle persone sfollate, attraverso il sostegno agli ostelli e alle strutture che stanno ospitando quanti sono giunti a Katmandu dopo aver dovuto lasciare le proprie comunità;
- al supporto psicologico delle persone colpite, per accompagnarle nell’elaborazione del trauma e affrontare il senso di insicurezza generato dal disastro;
- alla tutela dei minori rimasti orfani, sostenendo economicamente e socialmente le famiglie allargate che se ne prendono cura, per evitare ulteriori sradicamenti e favorire la permanenza dei bambini nei propri contesti familiari e comunitari.
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