25 ottobre 2026 - XXX Tempo ordinario

Due facce della stessa medaglia

Anche i farisei, dopo i sadducei, pensano di trascinare Gesù nel ginepraio dei 613 precetti della legge ebraica, chiedendo di individuarne uno sintetico. Gesù attribuisce il primato al comandamento dell’amore di Dio, ricordato più volte al giorno nella preghiera dell’israelita fedele. Il grande e primo comandamento dunque è “Amerai il Signore tuo Dio con tutto te stesso”. Ma la novità che Gesù introduce è il legame inscindibile con l’amore del prossimo, come criterio di autenticità del primo comandamento: “ama Dio con tutto te stesso, ama il prossimo come te stesso”. Se il primo comandamento tutela l’unicità del Dio a cui riservare un amore integrale (“non avrai altro Dio fuori di me”), nessuno può tuttavia sentirsi a posto con la semplice adesione a questo primato. La relazione con Dio, infatti, è autenticata dalla relazione di amore verso il prossimo: “chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede,”. Ha detto Papa Francesco: “Dio non sopporta l’ateismo di chi nega l’immagine divina che è impressa in ogni essere umano. Quell’ateismo di tutti i giorni: io credo in Dio, ma con gli altri tengo la distanza e mi permetto di odiare gli altri. Questo è ateismo pratico. Non riconoscere la persona umana come immagine di Dio è un sacrilegio, è un abominio, è la peggiore offesa che si può recare al tempio e all’altare”. Dunque la novità della sentenza di Gesù non sta nella prima parte, condivisa certamente dal suo interlocutore, e nemmeno nella seconda parte dell’amore del prossimo, già presente nella Scrittura del Vecchio Testamento, ma nel nesso inscindibile che esige l’amore per l’altro e per tutti come condizione di autenticità dell’amore per Dio.

Per cui la fraternità risulta una connotazione essenziale di chi vuol essere al seguito di Gesù. Egli stesso ne è il primo testimone: egli, per il quale il Padre è tutto, non si è risparmiato per i suoi fratelli.

Il comandamento dell’amore di Dio e del prossimo pone la questione della qualità della relazione. Noi vediamo una società digitale iperconnessa, che rischia però di stabilire solo relazioni funzionali tra individui, nell’assoluta indifferenza reciproca. All’estremo opposto, notiamo società chiuse – che pensano di esistere ‘al di qua’ di un muro – costruendo relazioni asfittiche e conflittuali. O assistiamo sgomenti ad assalti violenti che rivendicano, come nelle innumerevoli “rivoluzioni” della storia, una fraternità sociale imposta. “Tra voi non sia così. Voi siete tutti fratelli”, ha ammonito Gesù. Si tratta di un cammino di maturazione e di crescita. “Così lieviterà, spiega papa Francesco, la consapevolezza che ci si salva soltanto insieme, incontrandosi, negoziando, smettendo di combattersi, riconciliandosi, moderando il linguaggio della politica e della propaganda, sviluppando percorsi concreti per la pace.” Esiste un’ascesi della fraternità, quando si è consapevoli che l’amore per il Signore e l’amore per gli altri sono due facce della stessa medaglia.

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