1 novembre 2026 - XXXI Tempo ordinario | Ognissanti

I Santi, Vangelo vivo di beatitudine

Oggi la Chiesa ricorda tutti i Santi e non soltanto quelli riconosciuti ufficialmente tali, perché in questo giorno si celebra la comunione di tutti i Santi. Essi sono l’incarnazione del Vangelo, modelli di vita riuscita, beatitudini in persona. La loro vicenda suona incoraggiamento: il Vangelo delle beatitudini è via percorribile! E assicura intercessione: tanto che nei secoli il mondo ha fatto e continua a fare ricorso alla loro compagnia protettiva. Lo attesta ogni chiesa con il suo ricco apparato iconografico e con le reliquie che arredano gli altari. Ma i santi sono entrati e si sono imposti anche nell’immaginario collettivo, nella cultura, nell’arte, nelle tradizioni così da segnare molti aspetti della vita. Pensiamo al nome proprio di ciascuno, alla denominazione delle località o delle istituzioni, ai ritmi del tempo scanditi dalle feste o memorie dei santi, ai percorsi di pellegrinaggi, al calendario, ai patroni, vere icone di popoli, città, categorie, comunità; pensiamo ai loro santuari, mete di movimento di masse. Tutto un mondo segnato da questa presenza, più o meno consapevolmente avvertita, ma sempre benevolmente ammessa. Oggi la loro incidenza è notevolmente ridotta, perché minore è il loro rilievo tra le figure di riferimento, tra i personaggi in voga nella comunicazione, soprattutto i social, nei linguaggi dell’arte e della cultura (letteratura, teatro, musica, cinema…).

Nella vita della Chiesa stessa si è operato un ridimensionamento degli eccessi di una devozione che rischiava la superstizione, e nella liturgia si è riconosciuto il rilievo primario di Cristo nella sua Parola e nella sua presenza eucaristica, rispetto alla legittima devozione verso la Madonna e i santi. I quali non possono restare però pezzi da museo, ma risaltare come figure vive che hanno qualcosa da dire ancora oggi, per tutti noi. Testimonianze vive che gridano l’attualità e la plausibilità delle beatitudini, non per diventare loro fotocopie, ma per produrre ciascuno una risposta originale alla chiamata del Signore. Essere poveri nel cuore, reagire con umile mitezza, saper piangere con gli altri, cercare la giustizia con fame e sete, guardare e agire con misericordia, mantenere il cuore pulito da tutto ciò che sporca l’amore, seminare pace intorno a noi, accettare ogni giorno la via del Vangelo nonostante ci procuri problemi: tutto questo è santità. Una vera spiritualità, e quindi una vera santità, cerca costantemente di tenersi in equilibrio tra due polarità: quella della propria relazione personale con il Signore, nell’unione interiore con Lui, e quella dell’impegno per gli altri, per la comunità, per la giustizia nella società. Anche quando sembra non ci possa essere via di uscita nelle condizioni dell’esistenza, il Vangelo tiene accesa la speranza, perché in Cristo, anche la situazione più disperata, non rimane priva di luce. E questa speranza delle beatitudini che il Vangelo infonde diventa il motore della storia.

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