21 dicembre 2025 - IV Avvento

San Giuseppe  tra sogno e realtà 

Nella serie dei personaggi di scena nell’Avvento, dopo il precursore, un sognatore. Dio ha amato in modo particolare Giuseppe chiamandolo ad una missione unica: custodire la famiglia di Gesù. Nei sogni di Giuseppe viene decifrato il mistero della vicenda di Maria e di Gesù; la lettura dei sogni indica la via per praticare la volontà del Signore; la famiglia di Gesù è custodita e assistita da questo giusto: egli ne è responsabile anche nella discesa in Egitto. Il Vangelo parla dei sogni di Giuseppe. Già l’Antico Testamento conosceva un sognatore con lo stesso nome. Pur preoccupato per quello che sta succedendo nella sua relazione con Maria, egli dorme e in sogno gli appare un angelo che gli spiega la situazione, invitandolo a prendere con sé Maria, sua sposa, perché essa darà alla luce un figlio, Gesù, il quale salverà il suo popolo dai suoi peccati. Alla base della giustizia di san Giuseppe c’era un sogno, il desiderio dei giusti dell’Antico Testamento: “il tuo volto Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto”.

Sogno che si è realizzato in Giuseppe: “quel che nascerà da Maria tu lo chiamerai Gesù; il volto di Dio ha ora un nome e questo nome glielo dà lui, Giuseppe. Tutto il resto viene di conseguenza: la convivenza singolare con Maria, la presenza laboriosa, la responsabilità familiare, la preoccupazione per l’incolumità dei componenti del nucleo familiare, tutto gira attorno a questo perno: avere riconosciuto il volto di Dio in Gesù. L’evangelista ricorre all’espediente del sogno: dice cioè che è un sognatore per dire che è un credente. E tuttavia il puro desiderio correrebbe il rischio di ridursi a illusione. Il Signore non si accontenta dei desideri: vuole le opere; vuole che il credente sia un operatore della sua parola. Come Giuseppe, il quale, destatosi dal sonno, “fece” come gli aveva ordinato il Signore. Egli è un sognatore, ma allo stesso tempo un realizzatore. Il Signore detesta il fumo negli occhi, quando alle intenzioni non corrispondono i fatti. La giustizia che Dio si attende è quella dell’ascolto e della attuazione concreta della volontà di Dio: questa è l’obbedienza della fede di cui ci è maestro san Giuseppe. Colpisce in questo operaio del Vangelo la differenza inversamente proporzionale tra l’operare e il tacere: Giuseppe ascolta e fa. Ascolta come se vedesse: è il sogno; ed opera nel silenzio, senza commenti; la sua è libera disponibilità al disegno di Dio. Nel silenzio della fede, con il linguaggio dei fatti parla l’amore. In questa atmosfera si forma l’umanità di Gesù. Da questa fedeltà, da questa operosità, da questo stile di paternità è stata educata l’umanità del Figlio di Dio.

 

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