Gesù è la Parola, il Verbo che si è fatto carne, che si è fatto uomo. Singolare questo! Colui che è la Parola per eccellenza si è reso infante, cioè senza parola, come è appunto il bambino. E conferma così di essere una Parola venuta dal silenzio. Ma quanta parte della vita di Gesù è senza parole! “Ciò che nel silenzio ha fatto è cosa degna del Padre. Chi davvero intende la parola di Gesù può anche ascoltare il suo silenzio, per esserne consumato.” (Ignazio di Antiochia). Prima delle sue parole e attraverso le sue parole e i suoi gesti bisogna accettare lui, Gesù, la sua persona, perché è lui la Parola di Dio, cioè la manifestazione di Dio. Egli attende di essere riconosciuto in quel bambino a Betlemme, quando nessuno scommetterebbe di vedere Dio proprio lì. Eppure è proprio a lui che Dio invita ad andare, per rendersi conto della sua definitiva presenza. Una cosa che proprio nessuno si aspetta. Nel silenzio interrotto soltanto dai suoi vagiti, nel riparo occasionale, nell’anonimato, nella povertà e nei disagi di chi è spaesato, lì c’è la Parola che Dio vuole dire al mondo e lì vuole che gli uomini vadano a cercare il suo messaggio che è dall’inizio alla fine legato alla sua vita, al suo stile, alla sua persona, più ancora che alle sue parole. C’è fra i santi qualcuno, come ad esempio Charles De Foucauld, che ha visto nella vita nascosta di Gesù il modello della sua vocazione. E dei suoi primi trent’anni di vita, i vangeli non ci offrono alcuna predicazione o messaggio esplicito di Gesù. Eppure anche in quel periodo egli è il Verbo di Dio, la sua Parola, la sua manifestazione. Dunque il Natale invita anzitutto ad andare a riconoscere in Gesù la rivelazione di Dio, per accettare la sua persona come luogo in cui Dio è accessibile. Ce lo conferma Gesù stesso fin all’inizio della sua vita pubblica: “Il Regno di Dio è vicino”, ed è accessibile nella sua persona: lo si raggiunge accogliendo lui, fin dal primo istante della sua vita, come hanno fatto i suoi genitori, Giovanni Battista fin dal seno materno, i pastori, i magi, Simeone e Anna, i santi dell’infanzia di Gesù. E come faranno tutti quelli che riconosceranno nella sua persona il messaggio che viene da Dio.
Se poche sono le parole percepite nitidamente da parte del Signore nel corso della vita, si può sempre cercare il Signore nel suo silenzio, là dove sembra che Dio parli o si riveli di meno: nel sofferente, nel dimenticato, nel trascurato in coloro in cui Cristo ha voluto identificarsi; ma anche nell’Eucaristia, dove Cristo aspetta. O nel silenzio dei giorni bui dell’esistenza, come quelli di chi sta soffrendo anche a Natale. Cristo c’è. Abbiamo l’essenziale, e ci basta.
