8 febbraio 2026 - V Domenica tempo ordinario

Sale della terra e luce del mondo

Voi siete” sale e luce, dice Gesù ai suoi, alludendo a una testimonianza non solo individuale, ma corale. Premessa di credibilità è la condizione di un vissuto fraterno. Il “voi” plurale comporta comunione: “voi siete tutti fratelli”. Senza la fraternità, sale e luce non funzionano e l’immagine – la prima della comunità dei discepoli – non è più appropriata. “Voi siete sale” per dare sapore: nella vita delle persone, delle culture, dei popoli, delle civiltà. È il sapore delle beatitudini; è il sapore stesso di Cristo che, con dose anche minima, riesce a conferire gusto all’intero impasto delle comunità e del mondo. Non è con la quantità insipida del successo, della ricchezza, della potenza che si sala la convivenza umana. È con la qualità feriale del servire e dell’umile dono di sé che si costruisce la civiltà dell’amore e si acquista il diritto di accesso al regno di Dio.

La misura poi va sempre dosata, per evitare una deriva integrista o peggio fanatica: l’alimento salato rovina la salute ed è indigesto. Il sale è anche un conservante. Dice l’impegno che assicura la permanenza del Vangelo nella sua autenticità ed efficacia, per evitare la sua decomposizione e corruzione, spesso procurata da incoerenza, strumentalizzazione, indifferenza. Oggi “voi siete sale” è anche diventare baluardo di conservazione della pietà, dell’umanità, della compassione, della fraternità, in un mondo dove sembra prevalere la ragione della forza e della potenza ricca e armata. E ancora: l’elemento del sale da solido si trasforma in solubile e scompare alla vista, si nasconde, se vuole dare sapore. La durezza di un cuore che non si scioglie, la smania di protagonismo affamato di visibilità, la voglia di contare per imporsi, la missione interpretata come proselitismo, esprimono il sale allo stato solido che, fin che rimane tale, non darà sapore. Gesù, è vero, è stato segno di contraddizione, ma la sua “differenza” si è sciolta immergendosi nell’umanità per conferirle il sapore del suo Spirito, non per omologare persone o comunità in un formato unico. Anche l’altra immagine della luce va riportata alla sua sorgente che è Cristo. “Voi siete la luce del mondo”, ma come riverbero della luce che è Cristo.

Tale era il desiderio del Concilio Vaticano II: “che la luce di Cristo, riflessa sul volto della Chiesa, illumini tutti gli uomini, annunciando il Vangelo ad ogni creatura”. La comunità cristiana è punto di orientamento per i cammini dell’umanità quando attrae. E ciò non per ostentazione trionfalistica ed esibizionismo o per accecamento degli altri, quasi abbagliando, bensì con il coraggio di essere sé stessi, nella serena fiducia accordata dallo Spirito. Città sul monte, perché esposta con la profezia del Vangelo, non a caccia di consensi e applausi dai propri successi. È chiara la conclusione: “vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro”. Il bene deve fare notizia, ma la gloria è riservata solo a Dio.

 

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