15 febbraio 2026 - VI Domenica tempo ordinario

La Legge scritta nel cuore

L’appello di Gesù alla conversione poteva essere recepito da alcuni come incitamento ad un cambiamento rivoluzionario, quasi una smentita della Legge e dei Profeti, cioè di tutto l’Antico Testamento. Gesù mette in guardia da questa opinione: “non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge e i Profeti”. La rivelazione di Dio arrivata fino a Gesù mantiene la sua funzione, ma in Gesù raggiunge la sua pienezza. Ciò che costituiva il riferimento fondamentale per la fede di Israele ora trova compimento in lui, che è la Parola di Dio incarnata (Profeta) e l’adempimento pieno della volontà del Padre (Legge), il vero Tempio di Dio, il Messia Signore della storia, il Sacerdote e la vittima della Pasqua eterna. Perciò può dichiarare: “non sono venuto ad abolire, ma a portare a pienezza”. Egli sta in continuità totale con la fede del suo popolo e porta a compimento il disegno di Dio, il Padre, per la salvezza di questo popolo, che va da Israele alla Chiesa. E ribadisce la stessa cosa quando, comprendendo nel termine Legge tutto il dettato della Scrittura allora conosciuta, precisa “finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto avvenga”. Il che è avvenuto appunto in Gesù.

È lui il primo a consentire anche ai discepoli l’adesione alle istanze della Legge, perché donerà il suo Spirito, che è la Legge proclamata ed ora scritta nei cuori. Può quindi assicurare la possibilità per il credente di attenersi a una regola di vita, come quella espressa nei comandamenti e nelle beatitudini: “chi li (i precetti) osserverà e insegnerà sarà considerato grande nel regno dei cieli”. Allo stesso tempo propone il suo stile tendente non solo al bene, ma al meglio, non pago della pura esecuzione, coinvolgente l’intera persona, senza sconti, senza gioco al risparmio o peggio al ribasso. Uno stile che scruta l’intenzione profonda dei comandamenti di Dio, che non è mai raggiunta dalla pura osservanza. È lì che la coscienza entra in gioco con tutta la sua responsabilità. Gesù lo esemplifica. Uccidere non è solo togliere la vita; è anche insultare, calunniare, cioè desiderare che l’altro non esista. Il culto “spirituale” non si riduce alla celebrazione rituale; comporta piuttosto una vita fraterna. La fedeltà coniugale non è contraddetta solo da un tradimento; lo è già dall’assecondare interiormente un desiderio sbagliato. Non si tratta solo di evitare la falsa testimonianza in giudizio, ma di gestire correttamente il proprio linguaggio corrente con franchezza e sincerità.

Gesù quindi quando dichiara “ma io vi dico” invita a vivere la Legge, non tanto contrapponendosi alle esigenze della tradizione di Israele; piuttosto additando il proprio modello di vita. Ciò che propone, egli lo rende possibile, consentendolo con la comunione vitale con lui, grazie al suo Spirito Santo, donatoci nella iniziazione cristiana e anima del nostro agire da figli e fratelli.

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