Tutto l’evento della trasfigurazione parla dello splendore di Gesù che si manifesta in una forma diversa, superiore. Pietro si esprimerà più tardi con queste parole: “siamo stati testimoni oculari della sua grandezza”. Poco prima della trasfigurazione Gesù aveva annunciato la sua passione. Ora portando con sé i tre discepoli sull’alto monte li proietta verso l’esito finale glorioso della sua esistenza. Porteranno impressa in sé l’immagine gloriosa di Gesù, per essere capaci di riconoscerlo soprattutto quando egli sarà mostrato non trasfigurato, ma sfigurato sulla croce. L’evangelista Giovanni leggerà la morte di Gesù come l’ora della sua nascita alla gloria. Così anche per noi: nell’ora di prova della croce permane lo stesso destino di grandezza e di gloria. Questo mette le ali ad ogni sforzo messo in campo per farci carico della dignità di ogni persona anche quando è debole e in difficoltà, a non scartare nessuno, e infonde forza e coraggio. Il monte della trasfigurazione prepara a sostenere la sfida dell’altura del Calvario: credere anche allora in Gesù e di conseguenza non perdere di vista il destino di gloria che in Gesù è riservato a ogni uomo, perché ciascuno di noi è più grande della sua semplice apparenza. Conservano valore anche nella liturgia odierna le parole di Pietro: “è bello per noi essere qui”. C’è un altro registro che interpella i discepoli: quello dell’ascolto: la voce del Padre, che invita a vedere in Gesù il suo Figlio, si impone: “Ascoltatelo”.
Il clima culturale caratterizzato dalla visione molte volte diminuisce, quando non inibisce la disponibilità all’ascolto sia della parola sensata e ponderata, sia della Parola che Dio ci ha detto in Gesù. La fede è sempre stata descritta come ascolto, naturalmente della Parola di Dio. E questa non è un placebo, una tisana; se accolta, brucia, perché comporta conversione. Quando il credente cede alla mondanità, al compromesso frequente, a vivere come se Dio non esistesse, a negare la fraternità universale; quando assolutizza il superfluo a scapito dell’essenziale, si accaparra sicurezze puramente terrene, diventa impermeabile all’appello del Signore. I discepoli sono invitati all’ascolto per non fermarsi all’emozione spettacolare del momento straordinario che ha colpito la sensibilità. È nel ritorno alla vita ordinaria, quella che si svolge una volta scesi dal monte della trasfigurazione, che la fede vive dell’ascolto attento a ciò che il Signore suggerisce. Se cresce lì la sete della Parola di Dio, la contemplazione quotidiana del volto di Dio anche nel povero e sofferente, allora ne beneficerà il credente. “Ascoltate lui”, dice la voce dalla nube. E subito Gesù ha una parola che incoraggia i tre discepoli: “Alzatevi e non temete”. Erano a terra come estasiati dall’evento e intimoriti. Vale per tutti l’invito ad alzarsi e partire dall’esperienza della liturgia per riprendere incoraggiati la vita ordinaria in cui cercare il volto e la parola del Signore.
