22 marzo 2026 - V Domenica di Quaresima

Pegno di risurrezione

Gesù riceve la notizia che Lazzaro, il suo amico è malato. Confidando in un disegno superiore che si risolverà a gloria di Dio, Gesù non si scompone. Quando è raggiunto dall’appello dei familiari, Gesù non si muove. Si tratta di amici che soffrono e confidano nella sua presenza e insistono con una invocazione accorata: “Signore, il tuo amico è malato”. Alle insistenze Gesù replica che questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio. Andrà infatti a svegliarlo recandogli la guarigione. Il Signore, dunque, apprezza il grido nella prova, perché esso esprime non solo la sincerità, ma anche la verità dell’animo umano. Di fronte al pericolo non è né pretesa, né sintomo di paura chiedere l’intervento del Signore, ma è gridargli il proprio dolore. È la confidenza filiale che spinge a chiedere la liberazione dal male e dalla morte e a sperare nell’intervento favorevole del Signore. Ma quando il Signore interviene, responsabilizza le persone al rinnovamento della vita non solo fisica, ma integrale, disposti anche a rischiare la vita: Lazzaro a motivo del suo amico che l’ha riportato in vita corre un grosso rischio (Gv 12,10-11).

E tuttavia Lazzaro, come tutti quelli che Gesù ha guarito o risuscitato, conoscerà a suo tempo anche lui la morte. La resurrezione di Lazzaro è segno di un mistero più grande del semplice ritorno alla vita terrena. Il mistero della partecipazione alla vita piena, nella prospettiva della vita che verrà, la vita eterna. La morte è la comune eredità di tutte le creature. Essa è un passaggio della parabola della vicenda umana, candidata alla pienezza della vita. Le sorelle di Lazzaro avevano comunicato a Gesù il desiderato della sua presenza. Un grido inascoltato, caduto nel vuoto? Ricordiamo l’assicurazione di Gesù: “se voi che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono”. Alla richiesta di aiuto il Padre risponde donando cose buone o almeno il suo Spirito. A Gesù stesso il Padre ha mandato un angelo consolatore, cioè la forza dello Spirito per sostenerlo nella prova nell’imminenza della passione e della morte. È lo Spirito che dà la forza sufficiente di affrontare anche le tragedie; è lo Spirito che anima la dedizione e il coraggio anche nelle ore difficili; è lo Spirito che fa intuire la presenza di Dio accanto a chi soffre; è lo Spirito che conforta i familiari nell’ora della prova e del distacco.

Sì, il Signore risponde al grido di aiuto anche nel caso le attese umane non sembrino soddisfatte. Cristo di fatto ha assicurato comunque la sua presenza, se pur diversa rispetto alle attese. “Se tu fossi stato qui…”. Ma Lui non era lì, per esserci appena dopo in quella tardiva presenza, assicurata perché si manifestasse la gloria del Signore. E perché la rianimazione dell’amico Lazzaro fosse il segno che annunciava il destino della vera e piena risurrezione riservato ad ogni uomo.

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