Chi o cosa è più eloquente il mattino di Pasqua? Ha qualcosa da dire anzitutto la pietra che chiudeva l’imboccatura del sepolcro. Gesù aveva ammonito: “Se i discepoli taceranno, grideranno le pietre”. Questa pietra, rimossa dal posto ad essa assegnato, parla per dire che Gesù è Signore dell’universo e che tutte le creature stanno volentieri al suo servizio: o per custodirne il corpo o per lasciarlo uscire libero dalla tomba, in cui l’umanità pensava di averlo definitivamente confinato. “Grideranno le pietre”: sì perché i discepoli erano diventati muti. E questa pietra sentenzia il via libera al Signore dell’universo.
Pure il sepolcro ha qualcosa da dire. Dopo essere stato abitato dalla salma del condannato alla crocifissione e quindi dal silenzio di Dio, il sepolcro ha rigettato il Vivente che non poteva restare in un luogo di morte. Giuda, mercante pessimo, vende il Sole alle tenebre, risorge dal sepolcro la Luce intramontabile: così canta un inno ambrosiano. Quella tomba è rimasta con la bocca aperta per lo stupore e la sorpresa verso il suo ospite di onore e per testimoniare che la morte ora non potrà più divorare quelli che si affidano a Cristo. Da quel momento i sepolcri non sono più dimora di morte, ma grembo di candidati alla luce della risurrezione.
Hanno qualcosa da dire anche i teli che avvolgevano il Signore nel sepolcro, a contatto fisico con il suo corpo. Ne sono rimasti talmente “impressionati” da riproporne la fisionomia. Sindone e sudario ci parlano di Gesù e ce lo rappresentano nel suo passaggio dalla morte alla risurrezione. Ce lo raffigurano nell’ora del suo sonno, suscitatore di un grido di angoscia nei discepoli sulla barca in tempesta o nelle tragedie dell’umanità: “Signore dormi? Non t’importa che noi periamo?”. Su quei teli è rimasto impresso solo un fotogramma della vicenda di Gesù e la loro inspiegabile conservazione parla non solo della morte, ma anche della resurrezione del Signore. Parlano di un Vivente che ha posto in essi una dimora soltanto provvisoria, con i segni del suo passaggio.
Il primo messaggio pasquale non è dunque imbastito di parole, ma esce da una tomba vuota, eloquente per se stessa, linea di partenza per la corsa degli annunci di fede.
Solo allora, dopo l’evidenza di questi elementi, inizia a parlare qualcuno. E comincia una donna Maria Maddalena, che da queste constatazioni è impressionata e corre per comunicare l’assenza del Crocifisso dal sepolcro. E poi subito Pietro e Giovanni vengono a verificare gli stessi segni, che evocano gli annunci reiterati del Maestro, rivolti a discepoli distratti: “il Figlio dell’uomo dovrà patire, morire e il terzo giorno risorgere”. Chi è tentato di fermarsi alla sola prima parte degli annunci di Gesù, limitatamente al suo destino di passione e morte, lasci parlare la pietra, il sepolcro vuoto, i teli: sono segni di risurrezione. Parlano di un futuro di speranza e di vita nuova. Che il Signore vuol regalare a tutti anche in questa Pasqua.
