
La Chiesa di Lodi ha raccolto l’appello del Papa a pregare per la pace e sabato sera, insieme al suo pastore, si è data appuntamento al santuario di corso Umberto a Lodi per l’adorazione eucaristica. Una chiesa gremita dove i fedeli, insieme al vescovo Maurizio, hanno invocato il dono della pace nello stesso giorno in cui Papa Leone XIV ha presieduto la Veglia di preghiera del Santo Rosario nella basilica di San Pietro.
In comunione con il Santo Padre, dalle ore 21 alle 23 si è pregato per la pace nel mondo e in particolare in Medio Oriente. In questo modo si vuole respingere la tentazione di abituarsi alla violenza, di rassegnarsi ad essa e diventare indifferenti alla morte di migliaia di persone. Nel ripudiare ogni forma di odio che uccide, l’incontro di preghiera di sabato sera al santuario cittadino è stata anche l’occasione per rinnovare l’impegno a diventare portatori dell’amore e della pace di Cristo risorto che illumina e rialza l’umanità. Alle 22 è iniziata la recita del Rosario con la contemplazione dei misteri gloriosi con meditazioni tratte dai Padri della Chiesa: san Cipriano di Cartagine, san Cesario di Arles, san Giovanni Crisostomo, sant’Ambrogio di Milano e sant’Agostino di Ippona, così come indicato nel libretto preparato per la Veglia di preghiera del Santo Rosario voluta dal Pontefice.

Prima di impartire la benedizione eucaristica, monsignor Malvestiti ha rivolto la parola ai fedeli richiamando il valore simbolico della chiesa della Pace, dove è venerata l’immagine della Madonna che nel 1515 disse tre volte “Pace! Pace! Pace!” a coloro che si contendevano la vita. Il vescovo Maurizio ha quindi fatto riferimento alla riflessione di Leone XIV nella Veglia di preghiera per la pace in san Pietro, nella quale il Santo Padre ha sottolineato l’importanza della preghiera, che «non è rifugio per sottrarci alle nostre responsabilità, non è anestetico per evitare il dolore che tanta ingiustizia scatena». È piuttosto «la più gratuita, universale e dirompente risposta alla morte». Non un invito alla consolazione, dunque, ma a quella forma di lucidità che nasce quando ci si riconosce disarmati e tuttavia responsabili. Il passaggio più diretto dell’intervento del Papa è stato rivolto ai capi di Stato e di governo: «Fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte». «Accanto alla responsabilità dei governanti – ha continuato – vi è, non meno grande, la responsabilità di tutti noi: un’immensa moltitudine che ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole».
Leone XIV ha invitato a «convertire ciò che resta di violento nei nostri cuori e nelle nostre menti» per costruire «un Regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunità civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro». All’invocazione del Pontefice sulla fine della «follia della guerra» si è unita quella dei fedeli lodigiani con la preghiera conclusiva recitata a nome di tutti nel santuario della Pace a Lodi dal vescovo Maurizio.
