24 maggio 2026 - Ascensione

Lo Spirito Santo, potente intesa e spinta missionaria

Per due volte nelle letture proclamate è menzionato il Cenacolo. Lì la sera di Pasqua sono chiusi i discepoli impauriti; nello stesso luogo stanno insieme i discepoli il mattino di Pentecoste. E con loro è la Madre di Gesù. Dove c’è lei arriva anche lo Spirito Santo, come è stato per l’incarnazione del Figlio di Dio, come avviene per la nascita della Chiesa nel Cenacolo a Pentecoste. Gli amici di Gesù tra la sua morte e la Pentecoste hanno provato il tempo sospeso. Chiusi nel Cenacolo per paura la sera di Pasqua. Ancora intimoriti li troviamo nel Cenacolo a Pentecoste. Pesa l’assenza del Maestro con la sua tragica fine; pesa l’incertezza del futuro, prima rinviati in Galilea e poi invitati a rimanere a Gerusalemme dalle sporadiche comparse del Risorto. Una situazione dove molte sono le tentazioni di cedere alla sfiducia, all’abbattimento, alla resa. Ma dove in realtà rimane accesa la speranza che lo Spirito Santo viene a confermare e a rafforzare. Tempo sospeso, ma anche tempo di speranza. Cosa combina lo Spirito Santo a Pentecoste? Consolida la compagine germinale della Chiesa in due direzioni: nella coesione e nella missione. Perché lo Spirito è potente intesa e spinta missionaria.

Se a Pasqua al primo apparire e negli incontri successivi il Signore risorto si relaziona con singoli o con gruppi di discepoli, a Pentecoste lo Spirito investe la totalità della Chiesa, e diventa il cemento e l’anima della sua unità, il sentimento collettivo di una fede che non può più restare individuale, singolare, ma che deve esprimersi in sintonia con il “noi” di quel popolo che è la Chiesa. La fede di ciascuno è segnata indelebilmente dalla fede della Chiesa. Siamo nati dalla fede della Chiesa e la fede che noi esprimiamo ne risulta segnata. Lo Spirito del Signore contrasta il rischio di ridurre la fede ad un affare privato, in cui la Chiesa non c’entra, che non comporta alcun aggancio comunitario di appartenenza o che si sottrae a qualunque espressione pubblica comune. L’esperienza credente comporta un vissuto comunitario in cui lo Spirito opera per tessere la coesione fra noi ed esprimere il volto d’insieme della Chiesa. L’ “io” del credente non sopravvive fuori dal “noi” della Chiesa.

Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”: premessa al dono dello Spirito è l’invio in missione. Il Risorto indica la direzione su cui incamminarsi, una volta animati dalla potenza dello Spirito: andare verso il mondo. Se il cristianesimo deve salvaguardare la propria differenza, non deve però favorire la separazione che lo isoli rispetto alla storia ed al mondo. Lo Spirito viene donato per vincere la paura che paralizza lo slancio dell’uscita dalle nostre sicurezze e che frena la spinta della missione verso tutte le persone e situazioni, attrezzando anche ad affrontare le avversità. Il soffio dello Spirito è vento impetuoso, come lo descrive il libro degli Atti. Diventa carica potente in coloro che lo accolgono e che nella prova riescono a custodire la speranza.

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