
Nel maggio 2026 Papa Leone XIV ha pubblicato la Lettera Enciclica Magnifica Humanitas, dedicata interamente alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Un documento atteso, che porta nel suo stesso titolo un’affermazione di fiducia: la magnifica umanità creata da Dio non è sopraffatta dalla tecnica, ma è chiamata a discernerla, abitarla e orientarla al bene. Il Pontefice evoca due icone bibliche — la torre di Babele e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme da parte di Neemia — per interrogarci su quale costruzione vogliamo edificare: quella dell’autosufficienza che si chiude a Dio, o quella della responsabilità condivisa che rimette la persona al centro. È in questo quadro che si inserisce, con rara pertinenza, questo approfondimento sulla ricerca della professoressa Ines Testoni.
Ordinaria di Psicologia Sociale all’Università di Padova, psicologa, psicoterapeuta e filosofa, Testoni è tra le voci più originali e rigorose nel panorama italiano degli studi sulla morte, il lutto e la finitudine umana. Dirige due Master interdisciplinari — in Creative Arts Therapies e in Death Studies & The End of Life — e ha al suo attivo una produzione scientifica e saggistica che intreccia psicologia, filosofia e scienze umane, da Il Grande Libro della Morte a Essere Eterni. La sua ricerca di fondo — come lei stessa ama ricordare, citando il filosofo Emanuele Severino — consiste nel comprendere che differenza faccia, a livello psicologico, esistenziale e politico, credere o non credere nella propria mortalità radicale.
Negli ultimi anni, Testoni ha rivolto la sua attenzione a un territorio ancora in gran parte inesplorato: l’impatto psicologico degli avatar di defunti generati dall’intelligenza artificiale. La ricerca che sta conducendo — denominata Lucrez-IA — si propone di studiare, attraverso un approccio longitudinale, come l’interazione con rappresentazioni digitali e dialoganti di persone scomparse modifichi i processi di elaborazione del lutto. È una domanda scientificamente legittima e umanamente urgente, in un’epoca in cui la tecnologia rende già possibile ciò che fino a pochi anni fa apparteneva alla fantascienza.
Il caso su cui ci si è soffermata la nostra conversazione è emblematico: Io sono Carlo, il chatbot addestrato sulla figura del Beato Carlo Acutis — il giovane informatico milanese morto nel 2006 a quindici anni, canonizzato da Papa Leone XIV nel 2025 e da molti considerato il «patrono di Internet» — che ha attirato l’attenzione anche de La Lettura del Corriere della Sera. Un avatar costruito su un corpus testuale rigoroso, le cui risposte cercano di restare fedeli al pensiero e allo stile del giovane beato. Non un sostituto, dunque, ma un dispositivo narrativo e dialogico: qualcosa di simile, osserva Testoni, a quanto già facevano le agiografie, i film biografici, le vite dei santi. La differenza è che ora si può rispondere alle domande.
Nell’intervista che segue, la professoressa affronta con onestà intellettuale le questioni più delicate: i limiti attuali della ricerca empirica, il rischio reale di una contraffazione della memoria, la differenza tra un avatar costruito con cura e uno improvvisato, il modo in cui le generazioni più giovani — ma non solo loro — cercano il sacro anche nello spazio digitale.
È uno sguardo che non cede né all’entusiasmo acritico né alla condanna aprioristica. Che invita, invece, a fare esattamente ciò che Leone XIV chiede nella Magnifica Humanitas: discernere, con lucidità e responsabilità, per custodire ciò che non può essere perduto — la persona, la sua dignità, la verità della sua memoria.
di Luca Servidati
