Due sono le figure proposte nel passo evangelico: il gregge senza pastore e il campo di messi mature senza mietitori: così descrive Gesù la situazione della folla che lo circonda. Vi pone rimedio costituendo il gruppo dei dodici apostoli. Allo scopo di far ritrovare al gregge smarrito il suo Pastore, cioè Gesù stesso. E allo scopo di assicurare la mietitura di una messe abbondante, come avverte anche altrove Gesù: “levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura… Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato“. Compito affidato agli apostoli è la cura del popolo di Dio, la sua liberazione dal male morale e fisico: “Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni”. Mandato perenne di cura, rivolto a tutti coloro che rispondono alla chiamata ad essere apostoli, compresi i presbiteri che oggi vengono ordinati per la Chiesa di Lodi. La missione dei dodici è inoltre finalizzata a fare di folle stanche e sfinite un popolo unito e rinfrancato.
I popoli al mondo sono tanti e tutti indistintamente appartenenti all’unico Dio. Ma fra essi il Signore se ne era scelto uno, con il quale aveva stipulato un’alleanza, non per accordare un privilegio, ma a servizio della salvezza universale. Alleanza confermata e rinnovata definitivamente nel sangue del suo Figlio. Fedele a questo disegno, Gesù ha resistito a tentazioni ricorrenti nella sua vicenda terrena. Di fronte alle resistenze che quel popolo opponeva alla sua presenza, quale inviato del Padre non si è arreso, non ha detto “basta”, non ha dato le dimissioni dal suo compito, ma è andato fino in fondo, ha amato fino alla fine. Di fronte all’incomprensione e al rifiuto del suo messaggio, in un’ora di crisi non ha temuto di restare solo e ai suoi stessi discepoli ha dichiarato: “volete andarvene anche voi?”; non è andato altrove a costituirsi un altro popolo, ma si è attenuto al campo d’azione assegnato a lui dal Padre, dedicandosi cioè alle pecore perdute della casa di Israele: il pastore non cede alla tentazione della fuga e non abbandona il gregge smarrito o il territorio del suo pascolo per dedicarsi ad un terreno che sembra più disposto all’ascolto, come quello di pagani e samaritani.
Di fronte al rigetto ostile che i suoi gli hanno riservato, fino a condannarlo a morte, non perde la compassione, perché è nel segno dell’unico gregge che egli allarga per i suoi discepoli la missione ai pagani: “E ho altre pecore che non sono di questo ovile. Anche queste devo condurre; e sarà un solo gregge sotto un solo pastore”. La compassione, cioè la partecipazione del cuore alla stanchezza e sfinimento del gregge, resta il distintivo inconfondibile del Maestro e dei suoi discepoli. Insieme alla gioia dell’operaio della messe che risolve la fatica della mietitura nella festa assicurata di un raccolto abbondante. Da cui scaturisce la letizia del dono di sé: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.
