5 luglio 2026 - XIV Tempo ordinario

Lo stile di Gesù: mitezza e umiltà

“In quel tempo”: si tratta di un’ora poco favorevole nella vita di Gesù. In quell’ora, Gesù legge la situazione di crisi come una risorsa, un’occasione da vivere come passaggio costruttivo, decisivo per il futuro. Gesù infatti mentre avverte il diradarsi del consenso intorno a sé, conferma la consapevolezza del suo rapporto filiale con il Padre e la sintonia con i “piccoli”, quelli che intuiscono, al di là delle avversità della vita, la vicinanza di un Dio che è Padre e che manifesta la sua tenerezza e misericordia proprio in Gesù. Nessuna resa dunque, ma un inno di lode al Padre, sorgente della stabilità imperturbabile di Gesù.
E Gesù nemmeno se la prende con qualcuno, non recrimina. Quando parla di sapienti e dotti non è per declassare le categorie di persone istruite o dotate di intelligenza, ma per mettere in guardia dall’autonomia assoluta della scienza e dell’intelligenza, che costruisce una verità su misura propria, chiusa al cambiamento di prospettiva e di vita.

L’ora della difficoltà per Gesù è il momento di stringersi ancora più fortemente al Padre quale ancoraggio stabile ed è anche il momento di proporsi come sponda sicura per tutti coloro che vivono situazioni di prova e di stanchezza: ‘Venite a me, se cercate ristoro nella prova. Imparate da me lo stile che assicura ristoro nella prova, fatto di mitezza e umiltà’. Qualità che non tengono concentrati su di sé, ma ci liberano da noi stessi per tendere ad un equilibrio superiore. La mitezza anzitutto: è resistere nel vincere il male con il bene; da non confondere con la mancanza di personalità, per cui si è arrendevoli o peggio perdenti; si tratta piuttosto di essere costanti e pacati nella scelta del bene. Altro tratto dello stile di Gesù è l’umiltà: è la consapevolezza che non ci si salva da soli; la persuasione che la propria competenza deve confrontarsi con quella degli altri, aperta ad un orizzonte più ampio rispetto a quello legato ai propri interessi. Mitezza ed umiltà oggi dovrebbero aiutare a superare il clima di eccitazione in cui si è immersi, uno stato di permanente agitazione e frenesia nelle occupazioni e nel gestire le proprie responsabilità. A rischio di trovarsi prigionieri di una conoscenza che è prevalentemente informazione, assetati continuamente di novità, una sete alimentata anche dai social che eccitano costantemente la curiosità, più che l’intelligenza.

Gesù ha affrontato la crisi con lucida consapevolezza e pieno dominio di sé, senza reazione scomposta, con fermezza. E anche senza esaltarsi, ma confidando in Colui che lo ha generato e lo custodisce. Il ristoro, per chi è stanco ed oppresso, non è nella eccitazione della notizia che tutto il mondo deve sapere, ma è nella ponderazione di scelte adeguate e di atteggiamenti costanti, capaci di edificare la persona e la società: mitezza ed umiltà come stile da apprendere per reagire efficacemente nella prova ed affrontare la crisi. Questo ci insegna la posizione di Gesù in un’ora apparentemente a lui sfavorevole.

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