
Un silenzio fatto di attesa e di raccoglimento. È in questa atmosfera che, nella serata di ieri, la Cattedrale di Lodi ha accolto numerosi giovani per un momento di adorazione eucaristica quaresimale presieduto dal vescovo di Lodi, monsignor Maurizio Malvestiti. L’iniziativa, pensata in particolare per i giovani della diocesi, è stata promossa dall’Ufficio di pastorale giovanile e degli Oratori, dalla parrocchia di San Fereolo e dall’Azione Cattolica della Diocesi di Lodi. Durante la preghiera sono stati proposti cinque canti di adorazione, preparati e animati proprio dall’Upg, accompagnando i momenti di meditazione e di silenzio.
La serata è stata dedicata non solo all’adorazione, ma anche alla possibilità di accostarsi al sacramento della Confessione, grazie alla presenza di diversi sacerdoti disponibili. Nel corso del suo intervento, il vescovo Maurizio ha invitato i giovani a vivere l’adorazione come un incontro personale con Cristo.
«Siamo davanti a Cristo. Lui è il capo del corpo ecclesiale e noi siamo le membra. Crediamo fermamente a questa realtà, animati dall’amore della Chiesa che riceve e ricambia con il suo Sposo, il Signore. La Chiesa lo adora e anche noi dobbiamo amarlo perdutamente perché è presente».
Poi ha posto ai giovani una domanda diretta: «Cosa si aspetta il Signore per dissetarci in eterno? Si aspetta la nostra sete di felicità. Si aspetta i nostri dubbi, le delusioni, gli sbagli e i tradimenti subiti e commessi. Non li giustifica, ma li purifica». Monsignor Malvestiti ha richiamato anche le ferite del mondo contemporaneo. «Dalla croce Gesù ha gridato: Ho sete. In quel grido ha raccolto il dolore dell’intera umanità. È lo sconcerto che viviamo anche oggi pensando all’Ucraina, Israele, Palestina e Iran. Ma è anche la forza dei giovani che nel mondo cercano libertà e pace». Un invito forte è stato rivolto a non nascondere le proprie fragilità: «Non nascondiamo le ferite al medico celeste esperto in umanità. Adoriamolo per venire alla luce ed essere condotti passo dopo passo alla sua mensa, nutriti dal cibo di vita eterna e dissetati dalla bevanda della salvezza ». Il vescovo Maurizio ha quindi richiamato le parole della liturgia dell’offertorio, sottolineando come l’adorazione si debba tradurre nel dono di se’: «Vuoi essere dissetato e sfamato per la vita eterna? Partecipa al suo offertorio donando te stesso, amando senza riserva, senza misura, senza rimpianto. Non ti pentirai, perché Dio è amore e la sua carità non avrà fine». Al termine dell’adorazione, la serata è proseguita in Seminario con un’apericena e un momento di fraternità e condivisione.
