25 gennaio 2026 - III Domenica tempo ordinario

Missione di annuncio, fraternità e cura

Superata la prova delle tentazioni nel deserto di Giudea, Gesù è raggiunto dalla notizia dell’arresto di Giovanni Battista. Come in una staffetta, la missione di annuncio del Regno ora passa a lui. Scende in campo con le stesse parole: Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino. Tra l’ultimo dei profeti e colui che dà compimento alle loro profezie non c’è soluzione di continuità. È sempre la stessa questione del regno dei cieli, anche se l’annuncio non risuona nel deserto, ma tra la gente, nelle contrade di un territorio contaminato da presenze pagane, la Galilea delle genti.

Il regno dei cieli non è legato ad un luogo, né riservato a categorie privilegiate. Lo svolgimento del primo atto del dramma è ancora in Israele, alle cui pecore perdute è mandato Gesù. Già però si intuisce che il popolo destinatario del Vangelo non è più solo Israele, ma l’intera umanità. La sua impresa inizia da Cafarnao, in Galilea, terra di Zàbulon e Nèftali, sulla quale il profeta Isaia aveva visto sorgere una grande luce a dissipare l’ombra di morte a cui sembrava votata. La luce del giorno che sorge con Gesù in tutto il suo splendore non viene a celare la bellezza della stella del mattino che ha brillato in Giovanni. Ora però il regno dei cieli è veramente a portata di mano, è accessibile, perché è colui che ne offre l’annuncio, Gesù, la porta per entrarvi.

Quale dinamismo in Gesù! Si ritirò in Galilea; lasciò Nazaret; andò ad abitare a Cafarnao; camminava lungo il mare di Galilea; percorreva tutta la Galilea. Non annuncia da un pulpito, ma si muove a piedi, secondo la beatitudine di Isaia: beati i piedi del messaggero che annuncia: “Regna il tuo Dio”. E non sta solo, ma dopo aver lasciato la sua famiglia, si forma una nuova famiglia, chiamando a vivere in una comunità fraterna di vita e di destino alcuni discepoli. Li ha scelti non per le loro opere e i loro meriti, ma perché ha investito nel loro cuore, nella disponibilità della loro libertà. Diventeranno apostoli, cioè mandati, animati dal suo stesso dinamismo missionario, a una condizione: lasciare le reti, la barca, il padre. Cioè cambiare prospettiva alla loro attività: “vi farò pescatori di uomini”; relativizzare i beni terreni al bene supremo che è il regno di Dio in Gesù; dedicarsi corpo e anima alla nuova famiglia che è la comunità dei credenti e attraverso di essa alla città dell’uomo.

La vocazione dei dodici ripropone così la missione di Gesù: annuncio del Vangelo del Regno, convivenza fraterna che assicura l’unità della Chiesa, missione di cura nei confronti di ogni sorta di malattie e infermità nel popolo. Nella domenica in cui ricordiamo san Bassiano, ammiriamo in lui i tratti della testimonianza apostolica: missione di evangelizzazione, conferimento di fisionomia definita di Chiesa al popolo di Dio locale, missione di cura della comunità cristiana e della intera città nell’antica Lodi.

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