
Una nuova casa per la bellezza, uno spazio per l’incontro, il dialogo la cultura. Un’operazione di rinascita che restituisce un pezzo di città ai lodigiani e torna a farlo parlare con il linguaggio universale dell’arte. La comunità lodigiana celebra l’inaugurazione della nuova sede del Museo Diocesano d’Arte Sacra sabato pomeriggio negli spazi rinnovati del tempio cinquecentesco di San Cristoforo di via Fanfulla gremito da autorità civili e militari, da rappresentanti della politica e della società civile, uniti nel segno della bellezza.
Al vescovo di Lodi monsignor Maurizio Malvestiti, che ha avviato la trasformazione nel 2018, il compito di fare gli onori di casa e spiegare la genesi di un progetto in dialogo con il territorio, caratterizzato da una collezione permanente che mette al centro il polittico “L’Assunzione” di Alberto Piazza, capolavoro ritrovato ricomposto e restaurato e che ora domina l’ambiente centrale accogliendo i visitatori e pensato per ospitare anche mostre temporanee, eventi di approfondimento e per essere punto di riferimento nel panorama culturale del territorio.
Una rinascita accolta «con emozione » dal prefetto di Lodi Davide Garra. «Sotto la cupola immacolata prende forma uno spazio nuovo capace di custodire il passato e dialogare con il presente – ha detto il prefetto -: le opere non sono solo capolavori da ammirare ma raccontano una storia condivisa di comunità. Non apre solo la casa della bellezza ma anche il tempio dei rapporti umani, una casa del dialogo come spazio aperto alla comunità e punto di riferimento».
Un’operazione, ha sottolineato il sindaco di Lodi Andrea Furegato, «urbana e culturale, che ha richiesto sacrificio ma anche perseveranza e visione e che rinnova il rapporto tra la comunità e la diocesi di San Bassiano». Una rinascita che cambia il volto di un angolo di pregio di città in via Fanfulla già modificato nei decenni con le operazioni alla sede della Provincia e che vedrà anche la nascita della nuova sede della Guardia di Finanza.
Dal sindaco anche la gratitudine nei confronti della Diocesi per i tanti atti nei confronti della comunità, ricordando le strutture della mensa diocesana, di Casa San Giuseppe e Casa Regina Pacis, «oggi il legame tra diocesi e comunità si ritrova anche in questo splendido luogo: senza sacrificio non può esserci cultura e senza bellezza e cultura una comunità non può avere futuro».
Un’operazione seguita passo dopo passo dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Cremona, Mantova e Lodi, rappresentata sabato dalla funzionaria dottoressa Francesca Marti, che ha parlato di «un patrimonio strettamente connesso alla storia di questi luoghi alle istituzioni e all’identità culturale della città». L’apertura del museo ha aggiunto la dottoressa Marti «non va a chiudere questo percorso perché si tratta di uno spazio dinamico e in continua evoluzione» da immaginare nel futuro anche «spazio per la ricerca e l’approfondimento che possa portare anche a una continua innovazione».
A ripercorrere il cammino verso la rinascita anche l’architetto Giò Gozzi, direttore dei lavori affidati poi alla LodiProget e che hanno coinvolto quasi tutte le “competenze” locali. «Abbiamo un museo in più a Lodi, sarà un centro di arte, cultura e bellezza », ha detto l’architetto Gozzi ripercorrendo il lavoro complesso ricco di sfide progettuali e tecniche in cui ha fatto “da direttore d’orchestra” e per cui ha voluto esprimere molti ringraziamenti: «il primo al vescovo perché la sua visione è stata la condizione essenziale senza la quale non avremmo oggi questo luogo».
A don Flaminio Fonte, direttore dell’Ufficio Diocesano per l’Arte Sacra e i Beni culturali e direttore del museo, il compito di illustrare la collezione permanente e il percorso espositivo, mentre monsignor Bassiano Uggè ha messo in fila tutti i ringraziamenti a nome della diocesi perché «con l’inaugurazione di questa seconda sede museale la diocesi consegna alla città un vero e proprio gioiello, affidandolo alla responsabilità di tutti i laudensi».
di Rossella Mungiello
