Il messaggio del Vescovo Maurizio per la Pasqua

Santa Pasqua

La pace nel mondo, il lavoro e i giovani: l’amore mette in fuga le tenebre

Giovan Battista Trotti, detto il Malosso, “Apparizione del Risorto a Maria”, 1600 circa, seconda sede del Museo diocesano di arte sacra di Lodi

L’augurio pasquale è affidato quest’anno a tre opere d’arte che si sono susseguite in prima pagina provenienti da san Cristoforo, sede seconda del museo diocesano. Si tratta del “congedo di Cristo dalla Madre”, tra le lacrime quasi scomposte dopo l’ultima cena; della “pietà” – dolcissima e a lacrime consumate – col Crocifisso tra le braccia della Madre; e della “danza del Risorto” pubblicata oggi, mentre appare alla Madre, la quale trattiene le lacrime per dare profondità alla gioia e pieno fulgore alla luce pasquale. Gli autori, il Malosso e il Pederzano, maestro quest’ultimo di Caravaggio, si sono contesi questo compito, ricordandoci che per un solo sguardo la bellezza ripaga, con adeguata misura, aprendo un fecondo dialogo di senso, che al contempo ci riporta con realismo ai nostri giorni. Con la serenità, la bellezza offre responsabilità. Le lacrime non sono patetiche protagoniste del solo passato. Così posso fare eco a tre preoccupazioni per le quali ho pregato in cattedrale ieri sera davanti al Crocifisso.

La pace, che mai stancamente desideriamo salvaguardare sempre e ripristinare quando la guerra si permette di mortificarla. I santuari di Terra Santa sono ancora chiusi. Forse per convincerci che mai violenza e devastazione generano giustizia. Solo nello sfinimento della sconfitta, che è sempre di tutti, possono esaurirsi i conflitti, lasciando dietro di sé la devastazione e un futuro altamente incerto per le conseguenze sempre deleterie che l’odio genera inesorabilmente. È certamente meglio che non inizino nemmeno o che finiscano fidandosi della trattativa. Ma anche il lavoro, che è in grave affanno nel nostro territorio. Mi stanno a cuore le famiglie dei 49 dipendenti di Unilever di Casalpusterlengo; insieme ai 70 di Pizza Sprint e ai 25 di General Ricambi di Castiglione d’Adda; nonché i 41 della Air- Pack di Ossago Lodigiano, al cui presidio mi sono recato col solo intento di chiedere giustizia e solidarietà estese a tutti nel rispetto delle parti in causa e considerando la complessa congiuntura economica del nostro Paese e del mondo. Non sarebbe stata Pasqua cristiana senza questo segnale.

Infine, non nascondo la forte preoccupazione per episodi, purtroppo crescenti, di disagio in età sempre più giovanile tra insospettabili ragazzi e ragazze che vivono tra noi. Sono irretiti da occulti sistemi di comunicazione, che profittano del vuoto educativo o comunque dell’inadeguatezza formativa sia familiare sia scolastica. Non manca certamente la responsabilità ecclesiale: sul territorio potremmo infatti interagire ancora significativamente. Così propongo a tutti un coinvolgimento rinnovato ma corale in queste tre sfide, che altrimenti, senza di noi, decidono del domani nostro e del mondo. Ci soccorre la Pasqua offrendoci la carità di Dio, di cui è segno, per riscattare l’umanità da ogni menzogna e vergogna, restituendo e garantendo dignità a tutti. A patto che uomini e donne diano alla carità il credito, che merita. Stasera benedirò il fuoco nuovo alla porta della cattedrale a significare che Dio è amore e mette in fuga le tenebre dei cuori e della storia. Non è auspicio poetico tantomeno aspirazione ingenua disposta a lasciarsi smentire: è la verità “pasquale” su Dio ma anche sull’uomo e sulla donna, sconosciuti a sé stessi ma non a Dio, che li recupera sempre dall’insidia tremenda del nulla avendo “mortificato” per sempre la morte. Non convince mai del tutto l’amore umano proprio per il suo inesorabile finire. Viene millantato, sfruttato, svenduto. Ma è amore debole. Al massimo può durare “finche’ morte non separi” e talora proprio per questa tenuta diviene insopportabile. Ad unire anziché separare è invece la Croce di Cristo. In ciò consiste la sua gloria e il nostro vanto. L’apostolo Paolo lo annuncia con espressioni di forte spessore esistenziale, avendo bevuto il calice della passione e della benedizione e versato il sangue con e per Cristo. L’ha pregustato quel calice nelle traversie di una testimonianza avventurosa, nulla facendosi mancare quanto a persecuzioni, giungendo a scrivere del Maestro e Signore, che è la nostra pace. Dopo aver lavato i piedi agli apostoli, egli ha infatti inchiodato alla “sua” croce l’inimicizia, convertendola nell’unità.

Al contrario dei capi della terra, venne per servire nella carità, che si lascia tradire ma non tradisce e nessuno abbandona. Mai e poi mai. E invece, tutti e tutto riscatta. La bellezza mai si stanca di coinvolgere i cuori per vagliare se siano di pietra o di carne e renderli nuovi. Non nasconde questo intento. Anzi lo svela. Solo però a quanti hanno il coraggio del silenzio, non consentendo alle false caricature dell’amore in mille e mille edizioni diverse di condannare nuovamente la verità, come avvenne nel processo a Gesù e come si è ripetuto lungo i secoli e tuttora nei conflitti contemporanei. La bellezza sa tutto ciò e riesce sempre a suscitare artisti che, superando sé stessi, attestino – consapevoli o inconsapevoli – che Dio non tollera violenza e guerra, ingiustizia e corruzione, lasciando alla sola pace nella verità e nell’amore la promessa del trionfo definitivo.

  • In copertina: Giovan Battista Trotti, detto il Malosso, “Apparizione del Risorto a Maria”, 1600 circa, seconda sede del Museo diocesano di arte sacra di Lodi | Foto Ribolini
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