La diocesi laudense si appresta a vivere la terza tappa del triennio post sinodale

La Carità, antidoto alla sfiducia

La lettera pastorale del vescovo

Esattamente vent’anni fa, nel Natale del 2005, l’allora Papa Benedetto XVI pubblicava l’enciclica Deus caritas est, che già dal suo incipit, riprendendo le parole della prima Lettera di Giovanni, affermava una verità tanto semplice quanto profonda, che sta a fondamento della vita cristiana: “Dio è amore”. Una verità difficile da cogliere, perché non può essere frutto di riflessioni filosofiche o di trattati scientifici, ma di quella intelligenza del cuore che si mette in ascolto del sussurro di una voce d’amore senza tempo, che fa pulsare il cuore come se qualcuno battesse su una porta che deve essere spalancata per respirare l’eterno. La diocesi lodigiana si appresta a vivere la terza tappa di un triennio post sinodale che è partito sulle orme della fede, che ha visto i credenti proseguire come pellegrini di speranza nell’anno giubilare, e si compie ora nel segno della carità.

Un anno dedicato a quell’amore di cui, in modo misterioso e gratuito, Dio ricolma gli uomini e le donne, come annuncia il vescovo Maurizio con la lettera pastorale “…nella Carità”, pubblicata proprio in concomitanza con la chiusura del Giubileo nella Cattedrale lodigiana. Nella Deus caritas est, Papa Benedetto scriveva: “In un mondo in cui al nome di Dio viene a volte collegata la vendetta o perfino il dovere dell’odio e della violenza, questo è un messaggio di grande attualità e di significato molto concreto”. Oggi, questo messaggio è, se possibile, ancor più attuale, in un mondo in cui si torna a parlare di guerra come di una realtà concreta e una minaccia imminente, in grado di ferire la speranza che il Giubileo ha ribadito.

Proprio per questo, il vescovo Maurizio ha scelto, per la copertina della lettera pastorale, di riprodurre l’immagine dei giovani accolti in episcopio: perché le fede aiuti tutti, ma soprattutto i giovani, testimoni del futuro a non perdere la speranza per il domani, ma a vivere la carità come antidoto alla sfiducia, alla paura, alla chiusura del cuore. La lettera pastorale si apre con un inquadramento a partire dalle sacre Scritture, prosegue con un riferimento al Concilio Vaticano II, al magistero papale, al percorso sinodale e post sinodale italiano e diocesano, senza dimenticare il ruolo della Caritas, esempio concreto di quel “prendersi cura” cui sono chiamati tutti i cristiani. Ma l’agile testo in pubblicazione non dimentica un elemento importante, anche in virtù della imminente inaugurazione del Museo diocesano: l’alleanza della Carità con la bellezza, che è in grado di accendere l’amore per il prossimo e per Dio stimolando l’esercizio di questo amore, perché, come afferma il Papa in continuità con l’instancabile appello del suo predecessore, non risulti “disprezzato o ridicolizzato, come se si trattasse della fissazione di alcuni”, ma sia considerato come “nucleo incandescente della missione ecclesiale”.

L’ultima enciclica di Papa Francesco Dilexit nos e la prima esortazione apostolica di Papa Leone Dilexi te fanno infatti da trama all’intero testo per evidenziare la profezia della Carità, convinta com’è, questa coordinatrice delle virtù battesimali della sua perennità. Alla soglia del Regno eterno, fede e speranza si congederanno, mentre la carità non avrà mai fine.

di Federico Gaudenzi

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