1 febbraio 2026 - IV Domenica tempo ordinario: Il manifesto del Regno di Dio
Il manifesto del Regno di Dio
Gesù annuncia il Regno di Dio e descrive anche le condizioni che ne garantiscono l’accesso. Non è questione di visto di ingresso o permesso di soggiorno come nei regni terreni. Anche l’osservanza dei comandamenti rischiava di venire ridotta ad un assolvimento di pratiche burocratiche volte ad ottenere il passaporto per il Regno dei cieli. Gesù spiegherà nelle parabole con quadretti di vita ciò che ci candida ad essere concittadini dei santi e familiari di Dio. Non è il premio assicurato a coloro che si ritengono “giusti”, ma anzitutto una condivisione dello stile di vita di Gesù. Il Regno di Dio è vicino, perché è accessibile in Gesù.
L’esortazione “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore” non è riducibile alla beatitudine della mitezza. Perché Gesù può proporsi come modello per tutte le beatitudini: parla di sé quando sulla montagna annuncia il manifesto del Regno. Le beatitudini sono la sua carta d’identità, prima che la nostra. Esse non sono un semplice augurio o incoraggiamento per sorti migliori dell’umanità. Sono anzitutto il ritratto di Gesù già nella sua vicenda terrena, candidata alla beatitudine definitiva del Regno con la risurrezione. È lui che da ricco, si è fatto povero. L’unico autoritratto è: sono mite ed umile di cuore. Ha pianto su Gerusalemme e per l’amico Lazzaro. È stato affamato e assetato della volontà del Padre. Si è manifestato come samaritano di misericordia. Lui è l’innocente, puro, sulla cui bocca non si è trovato inganno. Pace è il suo nome, scritto nel perdono sulla croce. Costantemente contestato e alla fine perseguitato con la condanna a morte. La beatitudine da lui vissuta è la assunzione libera di queste condizioni di vita e di queste disposizioni interiori che caratterizzano il mondo nuovo nascente del Regno di Dio. E in questa assunzione libera c’è una scelta di campo, che pone Gesù dalla parte di chi meno ha, meno può, meno conta nella considerazione dei regni terreni. Gesù così fa un’iniezione di fiducia rispetto a situazioni apparentemente irrimediabili, a riscatto della dignità degli oppressi e a sprone per un’assunzione di responsabilità nella costruzione di un futuro di speranza.
Beati… Ciò che il mondo dice perdente, irrilevante, infelice, Gesù riconosce importante e beato agli occhi di Dio. Alla sua scuola sono cresciuti i campioni della perfetta letizia. Quella pagina non è utopia, ma realtà ancora attuale perché Gesù comunica, attraverso il dono del suo Spirito, il segreto della sua felicità ai discepoli che lo attorniavano allora sul monte e a quanti raccolgono ancora la sfida espressa in questa pagina. C’è speranza per tutti di accedere alla beatitudine, sentendoci ad essa candidati dalle parole di Gesù e insieme facendo spazio alla potenza del suo Spirito. Anche un’attendibile tradizione spirituale mette in stretta correlazione ogni beatitudine con un rispettivo dono dello Spirito: è con la sua forza che il vangelo delle beatitudini diviene realtà.
