Il commento al Vangelo domenicale, disponibile da ogni sabato precedente

Commento al Vangelo della Domenica

a cura di don Iginio Passerini

21 giugno 2026 - XII Tempo ordinario: L’intrepida responsabilità di chi crede

L’intrepida responsabilità di chi crede

Siamo nelle mani di Dio. Il Padre si prende cura delle sue creature e non le abbandona; neppure quelle che contano poco: “due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà senza il volere del Padre vostro”. Tanti cedono piuttosto al fatalismo, secondo cui la sorte di ciascuno è preda di un destino ineluttabile, cui non si può scampare. Molti, sulla scorta di questo passo, attribuiscono addirittura alla volontà esplicita di Dio tutto ciò che accade nella vicenda terrena. Ogni giorno facciamo nostra la preghiera del Signore: “sia fatta la tua volontà”.

Papa Leone ha recentemente precisato a Barcellona: «Non possiamo attribuire a Dio ciò che è stato affidato alla nostra responsabilità; non possiamo immaginare che Dio dall’alto risponda automaticamente ai nostri bisogni o impedisca miracolosamente che il male accada. Egli ci ha dotati di intelligenza e volontà, ci ha dato una coscienza, ci ha rivestiti di dignità e di libertà, e soprattutto è venuto incontro a noi per indicarci, nel suo Figlio Gesù Cristo, la via da seguire affinché la nostra vita sia pienamente umana e nella nostra società regnino la giustizia, la pace e la fraternità. Ci ha dato il suo stesso Spirito, proprio affinché l’amore sia la chiave di tutti i nostri rapporti umani. Se esiste la violenza, se trionfa l’egoismo, se persino l’amore tra familiari si trasforma in odio, dobbiamo porci alcune domande su noi stessi, sulle dinamiche della nostra società, sulla cultura dell’individualismo, sulla tentazione della violenza, e non su Dio.»

Prima di chiamare in causa la volontà di Dio occorre fare riferimento all’autonomia del creato e delle realtà terrene, alle dinamiche storiche instaurate nella vita sociale, alla libertà e responsabilità di ogni persona. Il disegno di Dio ha già raggiunto il suo compimento in Cristo e grazie a lui attraverso ogni evento della vicenda terrena passa una strada che porta a Dio. Così possiamo parlare di provvidenza di Dio, del fatto cioè che noi stiamo a cuore a Dio e che lui, nell’orizzonte del suo disegno di salvezza, non ci abbandona. Egli infatti “vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità”. Dio non è assente, veglia sulla nostra sorte e tutto è sotto il suo sguardo: “anche i capelli del vostro capo sono tutti contati”. Dio non abbandona neppure nella caduta, nella prova, ma garantisce la sua presenza amorevole: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? … (Nulla) potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore”. Tre volte nel passo evangelico odierno, quasi un ritornello, Gesù insiste: “Non abbiate paura!”. E assicura: ‘non siete soli nella prova, voi valete agli occhi di Dio, la vostra testimonianza coraggiosa sarà riconosciuta al cospetto del Padre’, e dell’umanità. Come nel caso della missionaria intrepida che oggi il Papa ricorda nella sua visita tra noi.

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