Il commento al Vangelo domenicale, disponibile da ogni sabato precedente

Commento al Vangelo della Domenica

a cura di don Iginio Passerini

11 luglio 2026 - XV Tempo ordinario: Seme del Vangelo e zolla feconda

Seme del Vangelo e zolla feconda

La scena descritta dal Vangelo si svolge in riva al lago. Arriva così tanta folla che Gesù decide di montare sulla barca, mentre la gente rimane sulla spiaggia. Dalla barca Gesù intrattiene i suoi ascoltatori. La barca che poggia sull’acqua, così instabile, tiene a bordo la Parola che rimane in eterno. Con o senza barca, Gesù rimane stabile anche sull’acqua: è in grado di raggiungere i suoi discepoli perfino camminando sul lago. La Parola di Gesù attrae perché ha sostanza e consistenza. Gesù è uno che ha qualcosa da dire, che fa pensare e che si ascolta. Generalmente però si serve anche di mezzi ordinari, come una barca. Nella fluidità del mare della storia, ora calmo ora in tempesta, si serve della barca della Chiesa, che reca a bordo la Parola che non passa. I discepoli del Signore, barca che porta la sua Parola, non affondano quando si affidano a questa Parola riconoscendola come Parola di vita eterna, solida, ma più leggera della liquidità mondana.

Sulla riva la folla ascolta il Signore. Stipata sul litorale, beve le sue parole, che rimbalzano sullo specchio tranquillo del lago. Gesù, rivolto verso la terraferma, pesca l’immagine del terreno e la figura del seminatore. La parabola lascia intuire, dietro la tipologia dei terreni, ciò che impedisce alla semina di attecchire. Quando parla alla gente Gesù parte sempre dalla vita proponendone immagini e scene; lascia all’ascoltatore il compito dell’interpretazione. E purtroppo molti non intendono: “a loro parlo con parabole, perché guardando non vedono, vedendo non ascoltano e non comprendono”.

Ma ai discepoli Gesù offre la sua spiegazione. Essa mette in guardia da alcuni atteggiamenti e indica la disposizione d’animo indispensabile per comprendere ed accogliere il seme della Parola del Signore. Sulla strada battuta dell’indifferenza, dell’assenza di interesse e di domanda, il seme della Parola di Dio non può attecchire. Non riesce a mettere radici sul terreno sassoso: figura dell’incostanza di chi è ricorso con gioia al Signore, ma si arrende presto nelle prove della vita e della fede. In mezzo ai rovi il seme soffoca, come chi segue il Maestro, ma poi si volge indietro: se era partito un percorso di conversione o di ripresa di un vissuto di fede, poi ha prevalso il richiamo della foresta, la pressione del pensiero dominante o della moda prevalente, che concedono il primato ad interessi esclusivamente mondani. Solo il terreno buono accoglie il seme della Parola annunciata dal Signore e lo sviluppa. Il privilegio della spiegazione riservata ai discepoli, se è una fortuna, é pure una responsabilità: “Beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!”. Beatitudine meritata dai martiri lodigiani di inizio IV secolo, Vittore, Nabore e Felice, che hanno reso la nostra Chiesa ‘zolla feconda del campo di Cristo’.

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