L’incontro del vescovo Maurizio con i 14enni che hanno partecipato alla festa diocesana in vista della Professione di fede

Festa diocesana dei quattordicenni

«Chiediamo a Dio di farci camminare verso la santità»

Una preghiera per la pace, un silenzio collettivo da regalare alla Terra Santa e a tutte quelle parti del mondo dove la gioia, segno più evidente della santità divina, viene minacciata. Questo l’invito che il vescovo Maurizio, nella Basilica di Sant’Angelo Lodigiano, ha voluto rivolgere ai 14enni che hanno preso parte sabato sera all’incontro diocesano a loro dedicato in vista della Professione di fede. «Nel luogo che noi battezzati chiamiamo Terra Santa sono custodite le orme del passaggio di Gesù – ha spiegato monsignor Malvestiti alle e agli adolescenti -. Gesù ci ha amato da quella Terra e continua ad amarci. Da questa Terra l’annuncio della vita più forte della morte si è diffuso per il mondo. Da qui è partito il dono della pace. Ma oggi questa pace è colpita a morte. Israele e Palestina sono due popoli che hanno diritto di esistere e che noi speriamo possano trovare pace.

Il nostro silenzio deve ricordare che la pace per tutta la famiglia umana è più forte della morte, come Gesù ci ha detto, e si compirà oltre la morte ma fin da ora va difesa e ripristinata ovunque». Gesù infatti è entrato nel nostro finire, e ci ha fatto dono della vita vera ed eterna: «Per questo oggi siamo qui, per chiedere che lui riporti la pace nei nostri cuori. Col nostro silenzio desideriamo che la pace del Crocifisso Risorto possa toccare i cuori di tutti gli israeliani e di tutti i palestinesi, ed andare in tutti i luoghi della Terra». Perché, cos’è la santità? È la libertà che Dio ci dà nel suo Figlio Gesù, dicendoci la verità sulla vita e sull’amore. «La santità è crescere nel dono della pace, non una pace qualsiasi ma quella del Signore risorto, che ci impegna a donare la nostra vita – ha sottolineato il vescovo Maurizio -. Voi ragazzi che guardate alla vita con tanta speranza, fate il regalo di questo silenzio a tutti i vostri coetanei di Palestina e Israele, di Ucraina e Russia.

Siamo tutti un’unica famiglia, abbiamo bisogno di ricevere questo dono, custodirlo e farlo crescere tutti insieme». Perché nel dono della pace, nel dono della libertà, nella verità dell’amore e della vita il Signore ci aiuta a dare noi stessi, credendo alla sua parola, sperando in lui, amando come ha fatto lui. L’invito finale del vescovo Maurizio, che ha poi consegnato ai 14enni una lettera scritta dai vescovi della Lombardia dal titolo “Qualcuno bussa al tuo cuore”, è stato quello di tenere a mente le parole di sinodalità e santità: «Sinodalità vuol dire camminare insieme, e noi camminiamo insieme verso la meta della santità, ossia la libertà nella verità della vita e dell’amore. L’ultima parola non è la morte, ma è la vita, nella gioia e nella pace del Signore. Chiediamo al Signore di farci camminare insieme verso la pienezza della santità, come lui è santo. Stando col Signore, il dialogo con lui diventerà un sentiero».

Il vescovo è stato accolto dal parroco e dal curato di Sant’Angelo, ai quali ha pure consegnato la “lettera vocazionale”, come aveva fatto coi direttori degli uffici diocesani di pastorale vocazionale e giovanile e con due ragazzi, ma anche con un catechista e un seminarista

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