7 giugno 2026 - Corpus Domini

La fame del Pane di vita

Era sera quando Gesù lasciò ai suoi discepoli, quasi testamento, il pane di vita, segno del suo corpo donato. Era la sera di inizio della sua passione, la sera della sua vita. Era il tramonto di una avventura promettente per la comunità compaginata dal Maestro. La memoria dell’ultima sera di Gesù con i suoi discepoli si ripropone nella celebrazione di questa festa. Con quella atmosfera e con ciò che è passato nel loro animo, stretti intorno al Signore, Giuda compreso, che sta per tradirlo. All’animo che sembra rivivere l’esperienza del deserto, Gesù non fa mancare il dono della “manna”. Cioè anzitutto il dono della Parola di Dio, perché “non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni Parola che esce dalla bocca del Signore”. Del resto, il messaggio più esteso che Gesù ha lasciato è quello dell’ultima Cena, dove l’istituzione dell’Eucaristia è preceduta dal discorso più lungo che Gesù ha rivolto ai suoi discepoli. E insieme il dono del Pane di vita, il corpo del Signore, emblema del dono di sé. Ecco, la manna come alimento sufficiente per il cammino quotidiano: Parola di Dio e Pane di vita, sostegno nel deserto dell’esistenza, luce che illumina il sentiero della vita. La manna di cui però conservare la fame, vigili sul sintomo allarmante dell’inappetenza eucaristica.

Per Madre Cabrini era rara nelle traversate dell’Oceano la possibilità della Messa in nave. Così descrive uno di questi scali in un viaggio in nave da New York a Nicaragua: “dopo dieci giorni di un perfetto digiuno della Santa Comunione, sentivamo prepotente il bisogno di accostarci al centro della vita; … una piccola barca venne da noi; … Era la prima volta ch’io entravo in una barchetta e, vi dico il vero, ebbi un po’ di spavento, vedendomi a tu per tu colle acque del grande Oceano, tanto più che la scialuppa sembrava voler capovolgersi ad ogni piede che vi entrava; ma lo scopo, per cui ad essa mi affidavo, mi assicurò pienamente, e presi il mio posto a poppa incoraggiando le altre. (…) per più di due miglia ci avanzavamo velocemente verso Panama, cantando. … Nella Cattedrale potemmo soddisfare alla nostra ardente brama; Gesù venne ad abitare in noi, a corroborarci delle sue carni, ad assicurarci che Egli sarà sempre con noi, purché a Lui ci abbandoniamo e pienamente confidiamo.”

Gesù consegnò il suo corpo per essere offerto in sacrificio, benedicendo il pane, che fu spezzato, ma per essere condiviso, perché tutti partecipassero dell’unico pane; come unica, senza cuciture era la tunica che indossava e che non fu divisa. “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane”. Grazie ad esso si sprigionano energie latenti di solidarietà e rigenerazione del tessuto sociale. E insieme viene promossa la formazione delle coscienze per un vissuto di prossimità. Un solo pane, un solo corpo. La fede offre questa risorsa: attingere sempre all’Eucaristia alimenta la forza morale indispensabile per affrontare la vita con tutte le sue sfide.

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