Gesù risorto aveva dato appuntamento ai suoi in Galilea, dove tutto era cominciato. Là era iniziata l’avventura dei discepoli con lui, ma nell’immaginario della Scrittura era la terra dei pagani, da cui non poteva venire nulla di buono, terra di mescolanza di popoli, lontana dalla città santa, Gerusalemme, centro della fede e del culto; era la terra da evangelizzare, dove i discepoli non si sentono al sicuro, ma esposti a rischi e contagi, religiosi e non solo. Noi pensiamo che la condizione ordinaria della vita debba essere quella tutelata, garantita, al sicuro, quasi in un fortino, dove le competenze, le conquiste tecniche, le istituzioni, il credo con i suoi presìdi debbano costituire una tutela efficace. Ma lo statuto della fede è diverso: il Signore ci chiama fuori dalle sicurezze fittizie, che siamo maestri a costruire. Egli dà la sua sicurezza, quella proclamata nel Vangelo odierno: “Io sono con voi tutti i giorni”, qualunque cosa vi accada.
I discepoli andarono sul monte che Gesù aveva loro indicato. La strada del monte è in salita. Quando si arriva in cima si è più vicini al cielo e la vista, tempo permettendo, è uno spettacolo. Ma l’ascesa ha un prezzo: quello della fatica. Gesù, non contento delle altre montagne su cui aveva condotto i discepoli, e delle sue ascensioni a Gerusalemme, chiede ancora un’ulteriore prova di fiducia e li attende sull’ultima cima. Tutti ancora in salita. Se nella vita l’erta ascesa ha tolto il fiato per la fatica delle prove, una convinzione conforta: sempre è offerto l’ossigeno dello Spirito del Signore, che irrora i polmoni dell’anima a sostegno del passo ansimante dell’ascesa. Il Signore non nega a nessuno il suo Spirito, perché sa per esperienza che la vita è fatta di tante salite e sulla croce si è tolto il fiato di bocca per rifornirlo a tutti. Anche questo ricorda la parola odierna di Cristo: “Io sono con voi tutti i giorni”.
All’appuntamento sul monte manca qualcuno. Giuda ha preferito gettare la spugna e la compagnia si è ridotta. Verrà rimpiazzato. Ma non è solo questione di chi manca. È la condizione in cui sono arrivati in cima all’appuntamento con il Signore. Con le ossa rotte. L’esperienza dei pochi anni così densi vissuti con il Signore è sintetizzata così nel Vangelo: “Quando lo videro si prostrarono. Essi però avevano dubitato”. Si tratta del dubbio che convive strutturalmente con la fede e non la spegne, ma la provoca a ulteriore profondità. Da temere, nel campo della fede non è il dubbio, ma l’indifferenza. E non si può restare tranquilli se qualcuno si perde. Ce ne chiederà conto il Signore, che ci aspetta tutti alla meta, dove è andato a prepararci un posto con l’Ascensione. Dipende da ciascuno di noi chiamare a raccolta tutti quelli che ci sono affidati perché nessuno manchi sulla montagna, dove è più breve il passo verso il cielo. Accompagnati dalla presenza e parola rassicurante di Gesù: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.
