La parabola racconta di un re che invita alla festa di nozze del figlio. Ma l’offerta incontra un deciso rifiuto. Si scatena l’ira del re sugli ingrati, e l’invito alla festa di nozze viene esteso a una partecipazione allargata a tutti, “buoni e cattivi”. Al pranzo di nozze il re passa in rassegna per verificare l’abbigliamento degli ospiti, se in linea con la prescrizione dell’abito da cerimonia per la festa nuziale. La festa di nozze è figura di quel matrimonio tra il Figlio di Dio e l’umanità che si è celebrato con la sua incarnazione. Due sono le reazioni all’invito a partecipare a questo evento singolare. La parabola rende conto, nella prima parte, del rifiuto deciso opposto agli inviti a godere della festa che la presenza del Signore inaugura. Gesù stesso ha descritto la sua venuta come tempo di festa in cui non è possibile digiunare “fin che lo Sposo è con loro”.
Nella seconda parte della parabola, l’invito è accolto favorevolmente da parte di “buoni e cattivi”, venuti ad assidersi alla mensa del banchetto di nozze, nella festa sponsale del Figlio di Dio fatto uomo. La festa però è rovinata da qualcuno che non indossa l’abito prescritto per la cerimonia nuziale, segno di un’appartenenza parziale, una partecipazione in contrasto con il senso dell’evento. Perché si parla di abito nuziale? La tradizione cristiana lo considera figura della veste candida del battesimo, indossata a richiamare la condizione di innocenza dei progenitori nel paradiso terrestre, veste ripresa dopo che ci si è spogliati dell’involucro di peccato; essa parla di un rivestimento che rimedia alla spogliazione procurata dal peccato di origine e da quelli personali, e rimanda alla veste preziosa fatta indossare al figlio prodigo nella festa del suo ritorno.
Viene vista anche quale figura della veste nuziale propria di coloro che costituiscono il corpo della Chiesa, la sposa di Cristo, dotata di «una veste di lino puro e splendente: le opere giuste dei santi». E appare soprattutto come segno dell’incorruttibilità a cui si è candidati, richiamo alla veste splendente e candida del Cristo trasfigurato, promessa della sua glorificazione da risorto e della nostra trasfigurazione. È nel battesimo che questo segno ha un posto privilegiato: i neofiti battezzati nella veglia pasquale, indossavano la veste bianca per tutta l’ottava successiva. Ma il segno si ripresenta anche in occasioni successive: nella prima comunione, nel matrimonio, nell’ordinazione, nel servizio liturgico dei ministeri e dei ministranti. Ogni battezzato, comunque, è chiamato a rivestirsi di Cristo: “Quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo”. Rivestimento che impegna il battezzato all’imitazione di Cristo stesso. Ne troviamo conferma in Tommaso d’Aquino, a commento del passo evangelico: “Qual è questa veste? È Cristo. Quanti siamo di Cristo, rivestiamoci di Cristo. Avere la veste nuziale è rivestirsi di Cristo per l’agire buono, per il parlare santo, per l’amore vero.”
