Il commento al Vangelo domenicale, disponibile da ogni sabato precedente

Commento al Vangelo della Domenica

a cura di don Iginio Passerini

10 maggio 2026 - VI domenica di Pasqua: La responsabilità di amare

La responsabilità di amare

Il Vangelo parla di “comandamenti”, di vincoli. Respiriamo una cultura che propone una visione della persona, quale unica misura e ragione di sé stessa. Ma è sostenibile un amore senza vincoli? Un amore scriteriato (senza criteri), sfrenato (senza freni), non è vero, non è autentico. Non lo è nell’economia, quando si pensa solo a sé secondo un modello di sviluppo che non si preoccupi del bene di tutti; non lo è nell’ambiente, quando si privilegia lo sfruttamento delle risorse a vantaggio della voracità solo di alcuni; non lo è nei comportamenti quando nel confronto si manca di rispetto verso l’altro. Allora non ci disturba l’accostamento che Gesù fa tra amore e comandamento, perché l’amore non è mai senza responsabilità verso il bene personale e comune, e anche nei confronti di Dio. Dice infatti Gesù: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti… Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama”. L’esempio che Gesù stesso ci ha offerto non è di un amore riconducibile a puro sentimento, a stato emozionale, oppure un amore ridotto a buonismo, relativismo, incapace di proposta critica e responsabile. Gesù gioca tutto sé stesso nel suo amore e non teme di suggerirne le condizioni. E, invitando ad assumere la modalità del suo amore – “come io ho amato voi, così amatevi gli uni gli altri” -, mette in guardia da tutte le altre forme illusorie di amore, da cui purtroppo siamo in tanti a lasciarci irretire.

La Parola del Vangelo parla del dono dello Spirito: “io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito”. Termine traducibile come “difensore”. Difende il cristiano nella sua testimonianza di fronte al mondo; e gli dona la forza e il coraggio necessario per la sua “differenza”. Ma soprattutto difende Cristo nella coscienza stessa del cristiano da ogni sua contraffazione, da ogni edulcorazione della sua immagine, da ogni vanificazione della sua identità. La tentazione è quella di soccombere a un seducente spirito mondano, che soffoca la presenza e l’azione dello Spirito di Gesù, a volte anche con una prassi religiosa apparentemente ineccepibile, ma vuota della caratteristica tipica dello Spirito di Gesù che è l’amore e l’umiltà. Oltre ad essere debitrice della cultura dell’usa e getta, dell’effimero, la mondanità insidia la Chiesa nei tratti della sua povertà e umiltà, che il popolo fedele invece presidia. Per reagire a questo tarlo della mondanità spirituale è donato lo Spirito Santo, per accompagnare ciascuno a trasformare progressivamente il cuore di pietra, che tende ad un vissuto formale senza amore, in cuore di carne, che riesce finalmente a volere ciò che Dio vuole (i comandamenti) e aiuta ad agire non di testa propria, perché “i desideri dello Spirito sono secondo i disegni di Dio”. Si manifesta così l’uomo spirituale, colui che si lascia trasformare dallo Spirito di Dio per una comunione incrollabile con il Signore e il suo corpo, la Chiesa: “voi in me e io in voi”.

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